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Rimarrà a Roma il patrimonio culturale di Zeri


Ieri, a Roma, nell'Accademia di San Luca, in occasione della presentazione del «Premio Federico Zeri per lo studio e la tutela del patrimonio culturale italiano», è stata data la notizia che la Sovrintendenza Regionale per i Beni e le Attività Culturali del Lazio ha vincolato l'intero complesso della Villa di Mentana (edificio, fototeca e biblioteca), dove viveva e lavorava Zeri. In pratica tutto deve rimanere lì, nel rispetto dell'intima connessione fra biblioteca, fototeca e casa. Finalmente il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Giuliano Urbani, da cui dipende la Sovrintendenza Regionale, ha messo in atto un concreto interesse per la delicata questione della Villa di Zeri. Ed è una piccola vittoria anche per il nostro quotidiano, che da quattro anni segue puntualmente la vicenda chiamando in causa proprio il Ministero per i Beni Culturali.
Federico Zeri aveva lasciato in eredità all'Università di Bologna la Villa di Mentana e il suo prezioso contenuto senza però specificare, nella bozza di testamento, se la fototeca e la biblioteca potessero essere spostate altrove.
In realtà, fin dai primi anni Sessanta vari documenti dimostrano che il grande storico dell'arte voleva far nascere a Mentana un centro di studi storico-artistici. L'Università di Bologna, nelle vesti del Rettore Roversi Monaco, prese l'impegno di non spostare niente. Poco dopo, però, il nuovo Rettore Pier Ugo Calzolari decise di non rispettare questa promessa, dando avvio allo spostamento della fototeca a Bologna, nell'ambito dell'Università, a cui dovrebbe seguire quello della biblioteca.
Le preziose fotografie (più di trecentomila) sono lì per la riproduzione informatizzata mentre i centomila volumi sono ancora a Mentana. Con il vincolo della Sovrintendenza vengono messi i bastoni fra le ruote dell'Università di Bologna e anche le foto originali dovrebbero tornare a Mentana.
Il Rettore Calzolari ha ancora tempo per un eventuale ricorso ma molto dipenderà, ancora una volta, dalla pressione che il Ministero per i Beni Culturali saprà esercitare per far rispettare il vincolo.
E veniamo al «Premio Federico Zeri». Promosso dal nipote Eugenio Malgeri e da un qualificato gruppo di studiosi (fra cui Mina Gregori, Antonio Giuliano, Bruno Toscano), è nato un Premio a lui intitolato e articolato in due sezioni, che si alterneranno di anno in anno: una dedicata alla tutela e l'altra allo studio del patrimonio artistico italiano.
Domenica, a Roma, nella sala della Protomoteca in Campidoglio, avrà luogo la prima edizione del premio, incentrata sulla tutela (al vincitore andranno 15.000 euro). L'anno prossimo sarà assegnato il riconoscimento per gli studi e riservato a tesi di dottorato di ricerca discusse presso gli atenei dei 25 paesi dell'Unione Europea. È una pregevole iniziativa per ricordare colui che ha difeso più di ogni altro il nostro patrimonio artistico, studiandolo e tutelandolo al tempo stesso.

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