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«All'estero ci hanno capito»

La pellicola già circola in 32 paesi. Negli Usa le reazioni più positive


Contento della candidatura?
«Sono davvero onorato e ringrazio tutti. Quest'anno c'erano molti film interessanti in lizza e quindi la nomina fa ancora più piacere. Spero di riuscire a rappresentare bene l'Italia, facendo fare un passo importante al film ed aprire anche la strada al cinema italiano».
Qual è stato fino a questo momento il percorso fatto dal film in America?
«La Miramax che ha comprato la pellicola per gli Stati Uniti, Francia ed Inghilterra ha organizzato dei test screening prima dell'estate a New York, e devo dire sono andati molto bene. Con due proiezioni e più di quattrocento spettatori, ha avuto un livello di gradimento raddoppiato rispetto a "Mediterraneo", che rimane il solo termine di paragone del quale dispongo. Il segnale è quindi positivo. Sulla base di questi risultati hanno invitato il film in tre importanti festival: quello di Ford Coppola, a Toronto e a Montreal. Ed anche lì riuscendo ad avere risposte eccezionali, tanto da dover aumentare le proiezioni».
Quando uscirà «Io non ho paura» negli Stati Uniti?
«Credo che aspettassero la candidatura per farlo uscire prima del previsto, tra dicembre e gennaio».
Se sarà nelle sale prima del 31 dicembre potrebbe concorrere anche nelle altre categorie degli Oscar.
«Esiste questa possibilità. Infatti penso che potrebbe esserci un'uscita entro dicembre. La scelta comunque sarà della Miramax».
Dica la verità, se l'aspettava un po', era il grande favorito della vigilia.
«Naturalmente ci speravamo, dato il consenso ricevuto dal film che peraltro è stato venduto in 32 Paesi nel mondo. Ripeto, mi fa piacere essere stato pescato tra tanti film di alto livello. Mi addolora che non abbia concorso il film di Pupi Avati, ma credo che Pupi abbia fatto un gesto molto corretto ed elegante, per non suscitare polemiche».
Quale film pensava che potesse rubarle la candidatura?
«Mah, non saprei. La valutazione va fatta non solo sul valore intrinseco del film ma anche sulla eventuale possibilità di penetrazione all'estero. Ozpetek ed Avati hanno avuto negli Stati Uniti una buona accoglienza. Mi è piaciuto molto ad esempio "Buongiorno, notte" di Bellocchio. In questo senso ho una responsabilità maggiore, per quanto mi riguarda farò veramente di tutto per rappresentare bene l'Italia».
Quali peculiarità di «Io non ho paura» possono piacere di più, secondo lei, agli americani?
«Dai risultati dei questionari compilati in America e da quello che mi hanno riferito, credo sia stata intesa come una storia universale, legata a temi quali l'abbandono dell'infanzia, la solidarietà, il passaggio all'età adulta, la disubbidienza. Tutte queste cose vengono ben percepite. Sono rimasto molto colpito dal fatto che hanno subito riconosciuto il Sud d'Italia, ma nello stesso tempo hanno scoperto luoghi e panorami a loro sconosciuti, lontani dall'immagine che hanno della nostra terra».
Luc. Vec.

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