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A braccetto di cento protagonisti

Si è inizialmente occupato dell'antica Roma con «Cesare e Tiberio», e dell'epoca napoleonica con «Paolina Bonaparte e Murat», per inoltrarsi poi nell'età contemporanea con «I figli del Duce. Il destino di chiamarsi Mussolini», «D'Annunzio. Il poeta armato», «Mussolini. Il fascino di un dittatore», «Vittorio Emanuele III. L'astuzia di un re», «Hitler. Il figlio della Germania», «Pio XII. L'ultimo papa», «Salò. Una storia per immagini», «Edda. Una tragedia italiana», «Italiane. Il lato segreto del Risorgimento», «L'Italia liberata», «Alla corte del Duce»
Con «Ulisse» ha esplorato il mondo letterario dell'antica Grecia. È tornato alla storia antica con «Augusto. Il grande baro» (1996), «La grande storia di Roma» (1998) e «Cleopatra. La regina che ingannò se stessa» (2002). Nel 1999 con «La saga dei Borgia. Delitti e santità» ha rivolto la sua attenzione al Rinascimento e alla Controriforma. Con «Il potere, il destino e la gloria» (2001) ha ripreso a spaziare a tutto campo attraverso i secoli. «Churchill. Il nemico degli italiani» (2001) e «Starace. L'uomo che inventò lo stile fascita (2002) sono invece dedicati ai due protagonisti del Novecento. Del 1997 è il saggio di costume «L'abc dello snobismo».
Antonio Spinosa, oltre che scrittore, è autorevole giornalista. Infatti è stato direttore del nuovo «Roma», dell'agenzia Italia, della «Gazzetta del Mezzogiorno» e di «Videosapere-Rai», inviato speciale del «Corriere della Sera» e del «Giornale», di cui fu con Indro Montanelli tra i fondatori. Ha vinto il Premio Estense, il Saint-Vincent, il Bancarella, il Premio Donna città di Roma, ed è stato finalista al Premio Strega 1966 con «Piccoli sguardi».

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