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Processo (con molte omissioni) a Mussolini

Ultimo, lo spettacolo in scena a Palazzo Venezia (e ambiente migliore non poteva esservi) col titolo: «L'avvocato del duce/analisi di un processo», autori Vincenzo Sinopoli e Alessandro Capone. Un testo che merita rispetto per la passione che lo anima, interpretato da ottimi attori, quali Massimo Venturiello (nei panni dell'avvocato Carnelutti), Andrea Tidona (che dà vita al fantasma di Mussolini), Irma Ciaramella (cioè la Petacci), e Gianni Garofalo (il Narratore). È certo che ci sono almeno tre aspetti che condannano inequivocabilmente Mussolini davanti alla storia: l'assassinio di Giacomo Matteotti, il capo dell'opposizione parlamentare, che il duce non ordinò, ma copri con la sua persona, oltretutto dando il via alla ditttatura; le leggi razziali contro gli ebrei (decisione aberrante, pur se in Italia furono applicate in maniera ben diversa che in Germania); e ancora la guerra, che ridusse il paese in rovina.
Di tutto questo lo spettacolo parla; anche se ci sono altre cose che metteva conto di ricordare (o di meglio sottolineare) al fine di non trasformare la difesa in una requisitoria di accusa. Intanto la presa del potere, in quell'ottobre del 1922, che avvenne all'interno di un vuoto, con Vittorio Emanuele III che non seppe adempiere alla sua funzione di difesa delle garanzie costituzionali, una democrazia liberale incapace di dar vita a governi stabili, e le sinistre che sognavano una impossibile rivoluzione sull'esempio della Russia di Lenin, occupando le fabbriche e le terre, sputacchiando i reduci dal fronte della Grande Guerra (ne fu vittima anche un fratello di Sandro Pertini, Pippo, ufficiale di carriera, che per questo si iscrisse al Fascio), salvo dar luogo a una serie di scissioni a catena, chenon servirono a far fronte al fascismo trionfante.
In seguito vennero i cosidetti anni del consenso. Gli anni delle opere pubbliche; degli aiuti alle famiglie numerose, delle provvidenze per la maternità e l'infanzia, di una scuola diventata di massa; e il fiorire della scienza e delle arti. Questo per confermare che senza l'entrata in guerra Mussolini sarebbe morto tranquillamente nel suo letto. Ma anche la guerra merita un più lungo discorso, quanto meno per ciò che concerne la fase del conflitto dopo l'8 settembre ' 43. Un'armistizio negoziato a nome di quello stesso re che aveva firmato la dichiarazione di guerra. Con l'esercito abbandonato a sè stesso, sui fronti più lontani. E si capisce che molte coscienze ne rimanessero scosse, scegliendo il Nord e Salò. Mussolini dal canto suo... tutto fà credere che avrebbe preferito restarne fuori. Accettò (è la tesi di De Felice) di mettersi a capo della RSI per porre un argine davanti alla minaccia di Hitler .
Per concludere (pur dando il dovuto allo spettacolo di Palazzo Venezia), sono parecchie le cose che di Mussolini si possono ancora dire.

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