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APPUNTAMENTO A BELLEVILLE, di Sylvain Chomet, disegno animato di lungometraggio prodotto da Les Armateurs, ...


E difatti non si smentisce. I disegni del film di oggi, a parte le tecniche anche digitali con cui si fanno muovere e a parte perfino la favola per adulti che ci raccontano, sono la quintessenza della furbizia, dell'intelligenza, del gusto: all'insegna, sempre della caricatura. Il protagonista, che vuol vincere il Tour de France, la sua nonna quasi nana che lo insegue oltreoceano insieme con un suo buffissimo cane in una città chiamata Belleville metà New York e metà Monréal, degli omini... rettangolari legati a una mafia che organizza giochi d'azzardo sequestrando ciclisti famosi e tre zitelle — le gemelle di Belleville — che cantano come cantava una volta da noi il Trio Lescano e che si schierano dalla parte dei buoni, son tutti visti sotto una lente deformante che porta i difetti fisici e morali di ciascuno alle più estreme conseguenze.
Con una folla di obesi colorati e di uomini secchi e neri in cornici in cui i grattacieli finiscono tra le nuvole e i piroscafi sembrano monumenti a punta; mentre i ritmi con cui sono mossi alternano l'agitazione alle pause ansiose, gli sberleffi agli affetti, sciorinando tra le pieghe della vicenda riferimenti cinefili che mescolano Fred Astaire e Josephine Baker e ispirando a tal segno, nei modi di rappresentazione, al cinema di Tati, che, tramite un televisore, ci è perfino mostrato in un «Giorno di festa», il suo film più celebre. Con guizzi e lazzi, trovate visive, musicali e sonore cui ci si può abbandonare con diletto. Divertendosi sempre.
G. L. R.

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