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di ANTONELLO SARNO «L'AMORE è uno stato di nevrosi».


La storia, avvincente da subito, è quella di Giovanni, maturo avvocato di successo, che viene avvicinato da Sara, una giovane donna bellissima, misteriosa e seducente. Dopo tanti amori superficiali, per Giovanni è vero amore mentre Sara, da sempre intensa ma sfuggente, tronca improvvisamente il rapporto proprio nel momento in cui Giovanni è più coinvolto. Impossibile contattarla, telefoni staccati, mille domande senza risposta. Sara sparisce dalla vita di Giovanni lasciandogli un "graffio dell'anima" così profondo che finirà per consumarlo anche nel fisico. Salvo poi tornare nella sua vita in un modo diverso - non si può svelare tutto! - grazie anche all'intervento dello psicoterapeuta (interpretato con misura dal sempre più bravo Emilio Solfrizzi) che aveva in cura Giovanni nell'ultima parte della sua malattia. Sincero nelle sue intuizioni più profonde, «Per sempre» («ma il titolo originale "Anima Graffiata" forse era più giusto», ricorda Costanzo) rappresenta l'amore per quello che è: un'arma a doppio taglio, imprevedibile, capace di far vivere sensazioni straordinarie e, un istante dopo, il loro esatto contrario, trasformandosi in un inferno a causa di un abbandono unilaterale, improvviso ed in apparenza ingiustificato.
Quando questo accade, ed in special modo quando accade tra due persone separate già da una grande differenza di età (come i personaggi della Neri e Giannini) allora si verifica quel "graffio dell'anima" che può persino arrivare a spegnere il corpo e lo spirito di chi lo subisce. «La parte per così dire "medica" del film, quella in cui s'indagano i lati psicosomatici, è frutto di incontri con specialisti della materia che mi hanno confermato la terribile potenzialità di queste situazioni» sottolinea Costanzo, divertendosi a giocare con i giornalisti in platea alla maniera del «Costanzo Show».
«Io sono un produttore intensivo di malinconia e, essendo anch'io stato graffiato in passato, ho scritto il soggetto del film tenendo in qualche modo anche presente due libri letti tanto tempo fa ma che mi sono rimasti dentro come «Un amore» di Dino Buzzati e «Per pura ingratitudine» di Oreste del Buono. Con ciò non voglio dire che Sara, la protagonista del film, è cattiva per il solo fatto che tronca d'improvviso il rapporto con Giovanni, una storia che lei stessa aveva voluto iniziare. È chiaro che comportamenti così vengono da problemi familiari, e che l'anaffettività di molte 30-35enni di oggi nasce da a volte anche da vecchie ferite, ma sono cose impossibili da sapere nel momento in cui due persone s'incontrano». Bellissima e corteggiatissima da fotografi e telecamere, Francesca Neri è d'accordo con Costanzo: «Sì, è vero, la mia Sara non è né perfida né glaciale. È una donna convinta semplicemente che l'amore non esiste perché non si sente in grado di aprirsi fino in fondo e quindi, nel momento in cui capisce che quel rapporto la sta coinvolgendo interamente, preferisce troncarlo. Rimuovendolo. Salvo poi scoprire di averne bisogno più di ogni altra cosa».
Insomma, tra Maurizio Costanzo è il cinema è di nuovo amore? «Più che amore, direi che il cinema è la mia vera grande passione. Dopo "Per sempre" mi piacerebbe sviluppare un'altra storia che ho appena buttato giù su un gruppo di 4 amiche sui 35 anni ognuna delle quali affronta una storia d'amore diversa dalle altre. Ma questo, per ora, è un altro racconto».

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