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Smilitarizzazione, una «grande impostura»

Da Robert Katz la dettagliata ricostruzione dei giorni cruciali dell'agosto 1944


«Città aperta» in quanto zona smilitarizzata? Macché! Piuttosto, e in breve, Roma fu succube del terrorismo nazista. Sbalzato di sella Mussolini, la proclamazione di una così particolare condizione c'era sì stata. E l'iniziativa l'aveva unilateralmente presa il governo Badoglio a metà dell'agosto del 1944 ma il tutto si era ridotto a una superflua e inefficace formalità. Gli anglo-americani considerarono la dichiarazione di «città aperta» al pari di una volgare finta.
Non sarebbe stata certo la presenza del capo della Chiesa cattolica a evitare che gli alleati premessero con particolare brutalità sul nemico per affrettarne la già prossima resa dei conti. In un libro assai documentato, oltre che ricco di interessanti annotazioni, si ripercorrono gli eventi di quella tormentata fase della Seconda Guerra Mondiale in gran parte dominata da una fatale eterogenesi dei fini per cui alle azioni non facevano riscontro i risultati che si sperava di ottenere. L'opera ha per titolo in italiano «Roma città aperta», mentre nella versione originale reca, forse più drammaticamente, «The Battle for Rome». Ne è autore Robert Katz, un americano che ama l'Italia, e difatti si è altre volte occupato di noi (con «Morte a Roma», per esempio). Il libro è estremamente minuzioso, ma non per questo non può dirsi scorrevole. È peraltro corredato da tutta una serie di utili elementi informativi. Ci sono molti elenchi di nomi di persone e di organizzazioni. Così sappiamo in ordine chi erano gli occupanti fra le SS (Kappler, Wolff, Dollmann, Priebke); chi gli esponenti della Wehrmacht (Kesselring); chi i diplomatici (Weizsächer); chi i fascisti (Caruso, Koch, Buffarini Guidi); chi i resistenti romani (Rosario Bencivenga, Carla Capponi, Carlo Salinari, Franco Calamandrei, Pasquale Balsamo). E così via fino alle spie dell'Oss a Roma. Nel libro c'è soprattutto l'insistenza della falsità contenuta nella definizione di «città aperta». Con parole dure: «Questa città aperta, riaffermata ma non rispettata come tale dagli occupanti tedeschi e conseguentemente neanche dagli alleati, si sarebbe rivelata fin dall'inizio una grande impostura».
È anche l'amore per Roma dalle «infinite meraviglie» che suggerisce queste parole all'autore il quale, nei suoi settanta anni, non passa giorno senza recriminare i delitti degli uni e degli altri. Non poteva perciò non scriverci un libro. E il libro non poteva non risultare avvolgente.
Robert Katz
«Roma città aperta»
Il Saggiatore
477 pagine, 20 euro

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