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Torna «Striscia» e chi la sfida sarà dannato

Ricci: «Da Conti a Baudo gli "infedeli" ci hanno provato, ma l'arma per batterci resta un segreto»

Un luogo un tempo sacro, oggi quanto mai profanato dalla "Voce della renitenza", come l' "arcivescovo della satira tv" Antonio Ricci ha definito la sua creatura più riuscita, «Striscia la notizia».
La sedicesima edizione del Tg satirico è stata presentata ieri in questo luogo insolito e naturalmente, per questo "battesimo" di «Striscia»(al via lunedì, 22 settembre, su Canale 5) non potevano mancare i due fratacchioni della celebre confraternita catodica, Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti, rispettivamente al quindicesimo e decimo anno di "clausura satirica". «Più che un arcivescovo, mi ritengo la "Perpetua" di "Striscia" - ha attaccato Ricci -. Paolo, nel senso di Bonolis, si è convertito ed è passato alla Rai, ma ancora non abbiamo pensato al sostituto». Greggio ha ricordato che lui e Iacchetti resteranno fino a marzo e che lasceranno subito dopo il Festival di Sanremo. «Già - ha continuato Ricci -, ma quest'anno il Festival è stato affidato a Tony Renis e, secondo me, non comincerà prima di giugno, a causa della forte balbuzie del nuovo direttore artistico».
Ritorna «Striscia», dunque, con tutta la sua squadra confermata al completo, dalle Veline Giorgia Palmas ed Elena Barolo al loro secondo anno, fiono al Gabibbo di Gero Caldarelli; dal distributore di Tapiri Valerio Staffelli al trasformista Dario Ballantini, e poi Jimmy Ghione, Sasà "uaaaaa" Selvaggio, Fabio e Mingo, Cocco e i nuovi inviati, fra i quali Max Laudadio delle «Iene» e un paio di ragazze.
«Passano gli anni, ma non passa la nostra voglia di smitizzare tutto e tutti - ha proseguito Antonio Ricci -, anche noi stessi, si capisce. Come sempre eviteremo il "fumus persecutorio" contro i nostri bersagli, tranne nel caso di Emilio Fede che si è oramai trasformato in un cartoon e quindi non fa più parte del genere umano.
Non daremo Tapiri né a Rutelli né a Berlusconi, che è lui stesso un tapiruccio, perché sono due marpioni e non aspettano che ulteriori occasioni per sproloquiare davanti alle telecamere. Del resto, Berlusconi ha già Bondi che lo danneggia più di ogni altro». Fra strade celesti da seguire, angeli custodi, incensamenti e autoincensamenti, idoli falsi marchiati col Tapiro d'oro, svelamenti della verità a opera del profeta Gabibbo, «Striscia» nella sua "Torretta di Guardia", distribuita nella chiesa milanese, ha anche elencato i "dannati" che non si danno pace, gli "infedeli" che in questi anni , su Raiuno, "hanno sfidato il Verbo" del programma principe di Canale 5 e sono piombati nel "martirio".
Il lungo elenco va dalla "Zingara" Cloris Brosca a Piero Chiambretti, da Carlo Conti a Mara Venier e Pippo Baudo, da Massimo Lopez e Tullio Solenghi fino ad Antonella Clerici. «Fra i "dannati" non c'è il gurone Enzo Biagi perché non è mai andato in onda contro di noi: la sigla del "Fatto" finiva e partiva quella di "Striscia" - ha precisato Ricci. Eliminato Biagi, Raiuno è stata colpita dalla maledizione del "sacro vecchio" ed è, così, passata da un fiasco all'altro». Ma lui , Ricci, gran mago della tv, che cosa inventerebbe per battere «Striscia»? «Un giorno, ero con una pastorella, quando da una grotta ho visto uscire una signora vestita di blu - ha risposto l'autorissimo di "Striscia"-, me ne ha dette quattro: tre le ho già realizzate, per svelare la quarta, devo aspettare l'autorizzazione del Papa».

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