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Scala, un «console» è di troppo

Carlo Fontana starebbe trattando una maxi-liquidazione per lasciare la poltronissima; vi rinuncerebbe - dicono i pettegolezzi della "Milano che può" - se gli si potesse offrire un posto equivalente. L'incarico agognato, la Presidenza della Biennalea Venezia, è già occupato da Franco Bernabé ed altre sovrintendenze importanti, pur se non a livello di quella della Scala (ad esempio, quella del Maggio Fiorentino), sono state rinnovate di recente e nessuno dei titolari vuole farsi da parte. Nel dissidio all'interno del tempio della lirica milanese, quindi, vince il direttore musicale Riccardo Muti. Potrebbe, però, rivelarsi un successo di breve durata. Riassumiamo le determinanti della crisi della Scala. Il nodo manageriale è il principale. Un teatro lirico è come una corazzata, per le forze che impegna e per la precisione che richiede il suo funzionamento. Al pari di una corazzata, richiede una direzione monocratica: i vincoli tecnico-artistici impongono decisioni spedite e chiare assunzioni di responsabilità. Forze di governo basate su "due consoli" non hanno mai fatto bene a nessun teatro lirico. Alla Scala si era gradualmente instaurato un sistema consolare, dove Muti faceva perno sulla sua grandissima e meritatissima popolarità. I risultati sono stati tutt'altro che esaltanti: nonostante un livello di sovvenzioni elevatissimo, la stagione 2002-2003 ha portato molte delusioni ed il programma di quella 2003-2004 presenta un solo nuovo allestimento e non pare avere alcun tema fondante. I "due consoli" si sono rimpallati responsabilità nelle "coulisses" della sede provvisoria degli Archimboldi. Manca, poi, un piano su come utilizzare (dal 2004-2005) gli spazi a disposizione, due sale di grandi proporzioni ma nessuna sede (dopo la chiusura della Piccola Scala) per l'opera da camera e le novità contemporanee (spesso per piccoli organici). Il partito di Muti ha ottenuto la testa di Fontana. Meli, che ha trasformato Cagliari da una piccola di provincia ad una delle maggiori istituzioni liriche europee, potrebbe dare, però, fil da torcere ad un maestro concertatore senza dubbio grandissimo ma dal repertorio limitato. Per questa ragione non ha ottenuto la tanto agognata guida della Philarmonica di New York. La guerra continua.

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