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di MARIDA CATERINI UN MISERO bottino d'audience per un grande condottiero.

Il prodotto mostrava una scarsissima credibilità, sia dal punto di vista recitativo sia per quanto riguarda la ricostruzione degli ambienti. Neppure l'unica interprete italiana della coproduzione internazionale, Valeria Golino, nel ruolo della seconda moglie di Cesare, è riuscita a comunicare ai telespettatori le emozioni legate alla vita privata del condottiero. L'errore è averla proposta come una soap opera girata a livello industriale. Il risultato è stato un prodotto nel quale l'espressività e la capacità di catturare l'interesse del pubblico mancavano assolutamente. Gli stessi attori sembravano aver abdicato al proprio compito professionale, ad iniziare da Jeremy Sisto nel ruolo di Caio Giulio Cesare: più che un condottiero romano sembrava uno di quei divi omogeneizzati di Hollywood impegnati in film di cassetta. Il pubblico ha punito la leggerezza non cui si è cercato di rivisitare la storia antica, la pretesa di sceneggiarla ad uso e consumo della società moderna e delle moderne tendenze televisive. Non è riuscito, insomma, il tentativo di avvicinare al personaggio la platea giovanile che l'ha conosciuto, ma non sufficientemente apprezzato, sui banchi di scuola.

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