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di RUGGERO MARINO UNA MAPPA mai studiata, affrescata in un castello, in Valtellina, propone una serie di enigmi.

Il continente australe fu raggiunto molto prima della scoperta ufficiale? Un documento clamoroso della cartografia. La scoperta di un'America ed una terra verde australe riferite al Cinquecento, come raramente si può riscontrare nelle mappe di quel periodo. Regioni dipinte con precisione e anzitempo.
Ma veniamo alla scoperta. Un portale di pietra sbarrato. Una serie di segni scolpiti. Nell'architrave una frase arcana, che suona come un monito per chi entra: «Novit paucos secura quies». Siamo al cospetto di un «unicum» in un'enclave di montagna, apparentemente fuori dalle grandi vie di comunicazione. Su un balcone del versante retico delle Alpi, di fronte ai solchi contro il cielo delle Orobie. Settecento metri sotto scorre la vallata dell'Adda. Terra di passaggio, terra di scontri religiosi, terra di incursioni dal nord.
Il castello di Teglio, secondo esperti di architettura, fa pensare ad una ristrutturazione avvenuta a partire dal tardo Quattrocento, con una serie di successivi interventi. Il primo, decisamente il più importante, arriverebbe sino alla fine degli anni trenta del Cinquecento, il secondo successivo. I signori sono i Besta, sviluppatisi dal primitivo ramo degli Azones. Cavalieri della fede cattolica. Ma anche aperti al nuovo, con Azzo I Besta (morto nel 1508) e Azzo II Besta (morto nel 1562). Soprattutto con Andrea Guicciardi (la leggenda parla di una possibile discendenza da Roberto il Guiscardo, come ci ha raccontato lo studioso locale Gian Luigi Garbellini). È il personaggio dichiaratamente più umanistico che entra a fare parte della famiglia, allorché sposa Ippolita degli Alberti, passata a seconde nozze dopo la morte di Azzo I. Fu anche rettore nel 1498 dell'Università di Pavia.
Ne scaturisce comunque evidente un orizzonte culturale, che fa dei Besta, probabilmente soprattutto del Guicciardi, i depositari di conoscenze riservate a pochi. Non a caso la parte più affascinante (si potrebbe usare anche l'aggettivo sensazionale) del palazzo, con i perché più trascurati e meno risolti, è quella che viene chiamata «La sala della creazione». In una ricostruzione del libro della Genesi, che si sviluppa in una sorta di procedimento ellittico che va da Eden perduto ad Eden ritrovato. Per finire con quello che è stato il motivo del nostro viaggio a Teglio. Una mappa dipinta del Nuovo Mondo, che è l'«unicum» più sorprendente, fra le pure svariate sorprese che il palazzo riserva.
Il mappamondo di Teglio, posto in alto sul soffitto, con difficoltà di visione per i dettagli, comprende tutte e due le Americhe. Presentate come la terra nuova rivelata dopo l'apocalisse-diluvio e dimostra una precisione geografica rara. Superiore a molte carte prese a modello dalla ricerca, rivela aspetti sconcertanti. Mancano riferimenti archivistici, impossibile attribuire con assoluta certezza l'epoca della sua esecuzione. Poiché l'America raffigurata è quella rispondente a nozioni riferite alla seconda metà del Cinquecento si dovrebbe interpretare in questo senso l'epoca del dipinto. Come ha fatto un appassionato di cartografia, Claudio Piani (pur abitando a Sondrio, a pochi chilometri dal Palazzo Besta, non conosceva né il castello né la mappa, prima che gliene parlassimo), individuando una carta identica del 1570 di Caspar Vopell. Ma molti indizi lasciano pensare, in linea con l'andamento del palazzo e con un graffito posto nella «Sala dalla volta ad ombrello», che porta la data 21 settembre 1519 o 29, che possa essere stato eseguito nei primi trenta anni del 1500. Il che ne farebbe ulteriormente una carta «impossibile». D'altronde abbiamo già visto che la mente scientifica ed umanistica della famiglia fu quella del Guicciardi, rettore dell'università di Pavia. Si può solo aggiungere che il figlio di Cristoforo Colombo, Fernando, scrive nelle sue storie che il padre studiò proprio presso quella università.
I tempi e gli studi dei due personaggi sono tutto sommato coincidenti. Ma del fatto che Colombo sia stato effettivamente in quell'Ateneo non rimang

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