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Lizzani: «Moro sconosciuto» Magni liquida con un «ridicolo» il premio a «Buongiorno, notte»


La penalizzazione del film di Marco Bellocchio al quale è andato soltanto un riconoscimento secondario, («premio ad un contributo individuale di particolare rilievo», ovvero l'ex premio alla sceneggiatura) ha sollevato una serie di reazioni da parte dei maggiori rappresentanti del cinema italiano, tra cui Carlo Lizzani (nella foto) e Luigi Magni.
«È la solita vecchia malattia di esterofilia, dalla quale siamo affetti noi italiani da almeno un secolo e mezzo», afferma Luigi Magni. Il regista, che ha scritto pagine importanti della storia del nostro cinema, etichetta come «ridicolo» quel premio di consolazione dato a Bellocchio e sottolinea che mai sarebbe chiamato, ad esempio al festival di Cannes, un responsabile italiano o straniero. «Certo, tutti ci aspettavamo gratificazioni maggiori e più consistenti per i nostri prodotti nazionali. Se è vero, pur nutrendo personalmente forti dubbi a proposito, che la cinematografia made in Italy sta vivendo un periodo di riscossa. Insomma la tanto ventilata piccola rinascita del cinema italiano doveva avere la propria consacrazione a Venezia», puntualizza Magni.
«Sono certo che Mario Monicelli, Presidente della giuria, si sarà trovato drasticamente in minoranza, rispetto alle opinioni degli altri giurati stranieri. Altrimenti avrebbe cercato in ogni modo, di promuovere i nostri prodotti ed in particolare "Buongiorno notte"», sottolinea Carlo Lizzani. Il regista, nel puntualizzare che si aspettava un risultato più gratificante per i nostri prodotti, continua: «può darsi che i giurati stranieri non conoscessero bene la tragedia Moro. Va rafforzata la promozione del nostro cinema all'estero. Sembra che in tempi brevi due importanti strutture come Italia cinema e Cinecittà Holding diretta da un grande professionista ed esperto come Pupi Avati, si dovrebbero coalizzare proprio per consentire una maggiore visibilità alla nostra cinematografia al di fuori dei confini nazionali. Sarebbe, finalmente, un primo passo verso la tutela della qualità del nostro cinema».

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