cerca

Una serie di mali fisici mette in moto l'immaginario del protagonistaUna geografia interiore con tutti i contraccolpi psicologici che un arto in disordine provoca nell'organismo. Sottile capacità suadente della scrittura

«Nel condominio di carne» è l'originale esordio narrativo del poeta Valerio Magrelli Corpo in lenta trasformazione

Come spiega sufficientemente il titolo di questo esordio nell'arte e nella tecnica del raccontare, il protagonista del romanzo — diciamo così — è il corpo, quello dello scrittore: il che offre subito una chiave autobiografica al confronto, ma sarebbe grosso abbaglio critico considerare questo auto-affresco come un referto sull'episodica della propria vita: si tratta invece di una sequela di pretesti per mali fisici — reali, esistenti, si badi — sul filo dei quali va estendendosi e sviluppandosi una geografia interiore del personaggio, un singolare io narrante che il prossimo chiamerebbe noioso e rompiscatole, il quale tuttavia vive in modo ilare la persecuzione del male, l'inconveniente della rottura di un braccio e di una rotula, perché l'evento disgraziato gli accende la fiamma divorante del fantastico, dell'immaginario, ed ecco allora venir fuori le motivazioni di fondo che legittimano il nome di romanzo ad un testo del genere.
Un braccio rotto provoca una sorta di riconquista della vita, una volta liberato dalla prigione dell'ingessatura, ma al contempo imprigionato psicologicamente dalla pelle slabbrata che si ritrova quando l'arto torna alla luce: «Splendida riemersione, prepotente ritorno dall'Ade, imperioso reclamo di senso, in questo cappotto di carne. Allora potrei dire che, mentre quello non era morto abbastanza, io, piuttosto non ero abbastanza vivo». Ciò vuol dire che il «corpo», la parte infortunata, si espone ad un'azione metamorfica, ad una sorta di trasformazione, nel colore, nell'aspetto, nel movimento, che la sottopone alla variabilità della mutazione, e quando tutto questo avviene in più parti del corpo, scusate se è poco, sembra dire Magrelli, è l'assieme del corpo che si trasforma, diventa un'altra cosa, suscita la meraviglia dell'amico che incontri e non ti riconosce, assumendo un tono d'indifferenza che si assomma penosamente ad un abominevole senso di partecipazione pietosa, e, ancora peggio, inespressa, non detta. Naturalmente, gli oggetti di supporto che debbono aiutare il corpo a liberarsi del male, dell'incidente, diventano pian piano i protagonisti occulti e tuttavia evidenti della narrazione, con tutto il potenziale di confronto che inevitabilmente posseggono. Si tratta a quel punto di trasferire l'intero universo di disagio, e di pena, sulla pagina, e qui le caratteristiche del poeta Magrelli vengono fuori robustamente, con tutta quella carica di sperimentazione critica che gli riconosciamo e che appartiene al suo lavoro di docente, di francesistica, negli atenei italiani. Proprio queste ascendenze possono richiamare alla mente certe caratteristiche del «nuoveau roman» d'oltralpe, Robbe Grillet, Claude Simon, Nathalie Sarraute per citare qualcuno, temperate tuttavia da un potenziale narrativo di esclusiva proprietà di Magrelli, come del resto accade nella sua poesia, che non può sfuggire alla sfida, al confronto diretto. Irrompe allora fortemente, e con cognizione di causa, il flusso della scrittura, che in qualche momento impreziosisce eccessivamente il referto, ma di fronte alla quale si finisce per esser coinvolti per una segreta capacità suadente di creare con chi legge quel «piacere del testo» su cui argomentava Roland Barthes, un'ombra

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

.tv

Degrado capitale, la stazione Termini è un gabinetto a cielo aperto VIDEO

La cassanata definitiva: "Ci ho ripensato, continuo a giocare"
Dopo le liti in tv relax al mare: Adriana Volpe in versione sirenetta
Roma, in viaggio seduti sul paraurti Così strappano un passaggio al tram

Opinioni