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Dalle sale il premio voluto dal pubblico

«Buongiorno, notte», il film sul rapimento Moro commissionato a Marco Bellocchio da Viale Mazzini, la pellicola che tanto è piaciuta al Lido a pubblico e critica, è rimasto a bocca asciutta, salvo un ipocrita riconoscimento tirato fuori in extremis dal regolamento, un Premio per un contributo individuale di rilievo, andato appunto al regista de «I pugni in tasca». Il quale se n'è rimasto a Roma, così come a Roma è tornata Maya Sansa, costringendo Chiambretti a modificare la scaletta della diretta su Sky, visto che l'attrice - che nella pellicola su Moro impersona la Braghetti - avrebbe dovuto essere sul palco del Lido per consegnare un premio. Il Leone d'Oro è andato al film russo «Il ritorno», di Andrej Zvjagintsev. Proprio quel film il cui il giovane protagonista, Vladimir Garin è morto poco dopo la fine delle riprese.
A Roma sono precipitosamente tornati Giuliano Montaldo, presidente di Rai Cinema, e Lucia Annunziata, presidente della Rai. E lui, Bellocchio? «Ringrazio la giuria per avermi assegnato questo premio. Evidentemente ha giudicato che lo meritassi - ha detto dalla Capitale - D'altronde, se si sceglie di partecipare al concorso bisogna anche accettarne le regole. Torno da Venezia ripagato soprattutto dal premio che mi hanno attribuito tutte e tre le giurie dei giovani, straordinariamente unanimi nello scegliere il mio film».
Insomma, una mostra al finale con i veleni. E che ha vissuto il suo ultimo giorno in un'atmosfera di parole pronunciate a bassa voce, di sussurri al vetriolo, di costernazione diffusa. Nella vigilia della premiazione si diffonde come un fulmine la notizia che, dopo le ovazioni ricevute dai giornalisti e dal pubblico, Bellocchio è escluso dal Leone d'oro e da qualsiasi altro premio di rilievo. Tra le voci che più frequentemente rimbalzano nei settecento metri che separano l'hotel Excelsior dal Des Bains, dove alloggia la giuria, una in particolare riguarda il presidente Mario Monicelli. Ma non aveva annunciato che si sarebbe battuto allo stremo per far vincere un film italiano? E allora? È vero, se è vero, che anche Monicelli non ha difeso «Buongiorno, notte» come del resto l'altro giurato italiano Stefano Accorsi? Domande al momento senza risposta. I giurati sono rientrati al Lido da Venezia città dopo una riunione-fiume durata dieci ore, che faceva presagire la mancanza di unaninità, peggio, aspre discussioni. Voci e sussurri, appunto, ma sufficienti a far tornare a Roma Marco Bellocchio e la sua attrice Maya Sansa, lasciando in laguna il solo Luigi lo Cascio incaricato di ritirare il premio di consolazione che la Giuria avrà deciso di assegnargli. Prodotto dalla Rai, che per coprire al meglio il festival in tutti gli spazi possibili si è davvero svenata, «Buongiorno, notte» meritava certamente un trattamento migliore. Perfettamente comprensibile, quindi, l'irritazione del vertice di RaiCinema per la dolorosa esclusione, parzialmente riparata dal grande successo che il film sta avendo nelle 170 sale in cui è appena uscito.

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