cerca

«Alila», grigia esistenza di modesto condominio

Tutt'altro. E questo nonostante i due film, l'israeliano «Alila» e il messicano «21 Grammi», portassero delle firme rispettabili, uno quella di Amos Gitai, molto reputato nel cinema del suo Paese, l'altro quella di Alejandro Gonzáles Jñárritu, tanto apprezzato (e premiato l'altr'anno per Amores perros».
«Alila», il migliore fra i due, ma di poco, ci porta in un quartiere periferico di Tel Aviv, sulla strada di Jaffa. Al centro, un condominio abitato da persone modeste, con piccoli problemi: un uomo e il suo cane, una donna che grida troppo quando fa sesso, disturbando i vicini, un padre politicamente in crisi che deve fare i conti con un figlio che non vuol fare il servizio militare e che, difatti, chiamato alle armi, diserta, un piccoli imprenditore costretto, per la sua impresa, a rivolgersi a una mano d'opera straniera, soprattutto clandestini cinesi che accettano di lavorare in nero. E altro ancora.
Gitai, che si è fatto ispirare da un romanzo, passa da un personaggio all'altro cercando di mantenere sull'azione un clima omogeneo, vi riesce solo in parte, però, ricorrendo, dal punto di vista tecnico, a dei «piani sequenza» che, grazie anche alla belle immagini del noto direttore svizzero della fotografia, Renato Berts, consentono ai vari episodi di proporsi con una fluidità degna di rilievo, specie dal punto di vista figurativo. Anche se le diatribe dei personaggi e le loro fisionomie tenute spesso su note troppo alte anziché coinvolgere, rischiano di infastidire. Con interpreti che, pur spesso presenti nel cinema di Gitai, arrivano di rado a imporre la loro presenza sullo schermo.
I personaggi del film di Jñárritu, invece, parlato in inglese con noti attori di Hollywood — Sean Penn, Naomi Watts, Benicio Del Toro rischiano di esigere spazi troppo vistosi all'interno di una storia che trabocca di eccessi e di coincidenze insistite.
Un uomo investe con la sua auto un padre e le sue bambine. La vedova dona il cuore a un cardiopatico che si è appena separato dalla moglie. Questi, appena in piedi, si mette alla ricerca dell'identità del donatore e arriva, per vie traverse, alla sua vedova, di cui si innamora e lei di lui. Intanto l'investitore, pur essendosi costituito, è assolto per insufficienza di prove ma adesso la vedova lo vorrebbe morto. Muore invece il suo nuovo innamorato perché il cuore trapiantato non gli funziona...
Effetti forti, sentimenti gridati, uno stile di equilibrio (stentato) fra realismo duro e visionarietà. Una delusione inattesa.

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

.tv

Degrado capitale, la stazione Termini è un gabinetto a cielo aperto VIDEO

La cassanata definitiva: "Ci ho ripensato, continuo a giocare"
Dopo le liti in tv relax al mare: Adriana Volpe in versione sirenetta
Roma, in viaggio seduti sul paraurti Così strappano un passaggio al tram

Opinioni