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Studioso e regista infine fanno pace

Lo studioso accusa il cineasta di «fare confusione sulla verità di Portella della Ginestra». Casarrubbea ricorda il suo «lavoro silenzioso svolto dal '93 sulla strage». Afferma che i suoi libri sono stati «saccheggiati» per realizzare il film, ma lui non riesce a capire come Giulio Andreotti, Mario Scelba e Felix Morlion possano essere stati coinvolti con i fatti narrati. Insomma Casarrubbea accusa Benvenuti di «diffondere notizie false».
Ma lo screzio dura poco, già il giorno dopo il tono dello storico si ammorbisisce: «C'è una parte positiva del film che si attiene ai documenti. C'è una parte, non positiva perchè salta i riferimenti e procede per teoremi non attenendosi ai fatti».
È il preludio della pace che si sugella con abbracci e baci davanti ai cronisti durante l'anteprima di Palermo del film, lo scorso mercoledì. Insomma alla fine storico e regista si riconciliano. E dopo la pace è venuto anche l'appello per la riapertura dell'inchiesta sulla strage di Portella della Ginestra. Sotto la richiesta di una riapertura del processo mette anche la firma di Nicola Tranfaglia, lo storico che ha prestato la sua consulenza per l'opera di Benvenuti. L'appello è stato annunciato nel corso della presentazione di un libro che contiene la sceneggiatura e altri documenti del film.
Nei processi di Viterbo (1952) e di Roma (1956) sono stati condannati per la strage di Portella gli uomini della banda di Salvatore Giuliano. Ma la conclusione delle vicende giudiziarie lascia, a giudizio di Benvenuti e dei due storici, una zona d'ombra sui mandanti e sulle responsabilità politiche dell'eccidio. Dopo l'esame degli atti da parte della Commissione antimafia e l'apertura degli archivi americani sarebbero emersi elementi in grado di orientare in modo più completo la ricerca della verità.
Il primo obiettivo che il film e ora anche l'appello si propongono di raggiungere è quindi quello di ottenere il riconoscimento della natura e delle motivazioni «politiche» della strage finora considerata negli atti ufficiali come un gesto di delinquenza comune. Ciò ha impedito l'attuazione della legge che prevede un risarcimento economico per le vittime delle stragi politiche.
Questo era, ha detto Benvenuti, anche l'obiettivo di Danilo Dolci che al regista toscano ha suggerito la realizzazione del film sin dal 1996. La richiesta della riapertura delle indagini è accompagnata da un auspicio di cui si è fatto portavoce Tranfaglia. «Sono ancora inaccessibili agli storici - ha detto - almeno tre archivi importanti come quelli del Vaticano, dell'ex Unione Sovietica e dell'Arma dei Carabinieri». Gli archivi dell'ex Urss, ha sottolineato Tranfaglia, sono stati aperti dopo la caduta del Muro ma richiusi dopo appena due anni. E quelli dei carabinieri sono ancora inaccessibili anche se, a giudizio di Tranfaglia, contengono materiale di indubbio interesse storico prima che investigativo.
Insomma solo su una cosa si sono trovati d'accordo tutti: studiare e indagare fa sempre bene. Il film, intanto, resta com'è.

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