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di CARLO ROSATI UN BUON film, «Code 46» presentato in concorso dal britannico Michael ...

Il protagonista è Tim Robbins nei panni di un ispettore che deve scoprire a Shangai una frode assicurativa. Una storia che presenta un'umanità assillata dai codici informatici applicati, i problem pass di un ipotetico futuro; Winterbotton vi mantiene il suo stile, sottolineato ad ogni passaggio anche da una musica sparata troppo forte, perfino nelle scene di amplesso. Accanto a Robbins, nel ruolo di protagonista femminile, Samantha Morton. «Sono troppo scomoda per Hollywood. Weinstein mi ha scartato per le mie idee», ha detto l'attrice, polemizzando con il presidente della Miramax. «Avrei dovuto interpretare il prossimo film di Terry Gilliam - ha spiegato - Ero già stata scritturata, ma poi mi hanno bloccata».
A motivo della sua decisione, dice la Morton, Weinstein avrebbe addotto il fatto che l'attrice ha «le braccia troppo tornite». «Un argomento ridicolo e inaccettabile - si è indignata -. La vera ragione del suo rifiuto sono state la scomodità delle mie posizioni e il fatto che non mi piego all'ipocrisia». La Morton invita però a non restare prigionieri delle etichette: «Sarebbe sbagliato pensare a Hollywood come un ambiente del tutto corrotto. Certo è però che sempre più attori evitano di manifestare le loro posizioni per paura di compromettere la loro carriera». Quanto a Robbins, ecco il suo j'accuse: «L'attentato dell'11 settembre ha ridotto gli spazi d'espressione negli Stati Uniti. Si può ancora parlare liberamente, ma in futuro forse non sarà così». Ha affondato poi il coltello, riprendendo il tema della guerra in Iraq. «Il mio schieramento non ha per fortuna sortito effetti negativi dal punto di vista professionale - ha detto - la libertà di espressione ci viene per il momento ancora riconosciuta, ma per esercitarla ci vuole sempre più coraggio».
Dagli States all'Italia, o meglio, alla Sardegna. Quattro stagioni per «Ballo a tre passi» (in dialetto sardo, con sottotitoli), proposto da Salvatore Mereu alla «Settimana della Critica». Una storia che passa dalla scoperta del mare di quattro ragazzini delle montagne, come i marinai di Colombo quando arrivarono in America, all'amore tra il pastore sardo e la francese, alla suora che torna nel suo paese per una festa di nozze, alla "partenza finale" del vecchio Giorgio, tra realismo e fantasia: un film al quale nuociono trenta minuti. Di troppo.

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