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VENEZIA - IL sogno di fare un film con Bernardo Bertolucci e un nuovo duro j'accuse contro i politici ...

Dino de Laurentiis non si smentisce e, dal palco della Sala grande del Palazzo del Cinema di Venezia, dove ieri sera ha ricevuto il Leone d'Oro alla carriera dalle mani di Bernardo Bertolucci, conferma le sue critiche alla nuova legge sul cinema: «Dedico questo Leone ad un futuro libero ed esportabile del cinema italiano», dice il produttore. E ripete sul palco internazionale e sotto i riflettori quello che in giornata aveva detto AL Lido. E che aveva calamitato la replica del ministro Giuliano Urbani: «È nostro dovere salvaguardare la lingua italiana - aveva chiosato il responsabile del ministero per i Beni Culturali e lo Spettacolo - ma dinanzi ad un progetto interessante in inglese concederemmo sicuramente una deroga. Qualunque produttore italiano - ha aggiunto il ministro - ha tutte le possibilità di girare in inglese e comunque chi vuole produrre un grande film per il mercato internazionale non credo sia interessato ad un piccolo contributo dello stato».
Ma De Laurentiis col Leone d'oro tre le mani, è un fiume in piena. Dopo aver confessato a Bertolucci che il suo «sogno nel cassetto» è fare un film insieme, è partito nuovamente all'attacco delle «carte bollate» che frenano il mercato italiano: «Quando facevamo il grande cinema, dal dopoguerra agli anni Settanta, non avevamo una legge che ci obbligava a girare in italiano. Ma i politici italiani decisero di distruggere tutto questo con una legge iniqua quanto stupida e mi costrinsero a trasferirmi negli Usa», aggiunge il produttore che prima di entrare in sala si era sottoposto ad una lunga pioggia di flash insieme alla moglie e al regista Guz Luhrmann, che firma il nuovo colosso prodotto da De Laurentiis, «Alessandro in grande», con DiCaprio. Poi l'appello: «Vorrei permettermi, dall'altezza dei miei 84 anni di dire ai legislatori: fate la nuova legge come vi pare ma date ai produttori e ai registi la libertà di decidere in che lingua girare, perchè il film con i sottotitoli sono tagliati fuori dall'80% del mercato».
Annuisce Bertolucci, che gli sta accanto. E che alla conferenza stampa di presentazione del suo «Dreamers» (domenica, all'arrivo a Venezia aveva salutato col pugno chiuso) aveva sottolineato la sua «nostalgia» per il Sessantotto. «The dreamers mi appartiene intimamente e nel profondo. Gli anni del film, quelli del '68 sono anni che ho vissuto molto intensamente. Allora si andava a letto pensando che ci saremmo svegliati nel futuro, in un mondo cambiato e che a questo cambiamento avremmo partecipato. Tutto ciò è permesso oggi? Probabilmente no, la società, la storia non mi sembra offra sentimenti di speranza. Alcuni giovani, quelli dei movimenti, coltivano questo sogno ma purtroppo sono minoritari». E se l'è presa con gli ex sessantottini, che «hanno censurato il '68 perchè lo considerano un fallimento. È un'ingiustizia storica. Il '68 è alla base delle nostre libertà di oggi. Penso, per fare solo un esempio, alla condizione femminile».
R. S.

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