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Sabrina «single», Laetitia col fidanzato

Dive in laguna: Ferilli lascia a casa il marito, Casta s'appiccica ad Accorsi

Attesa per ore da fotografi e telecamere, Sabrina è sbarcata felicissima di ritrovarsi per la terza volta al festival che nove anni fa la impose come straordinaria interprete de «La bella vita» di Virzì, aprendole una carriera talmente fortunata da essere sempre più spesso paragonata a quella della Loren.
Perfettamente consapevole di questo "debito" con Venezia, Sabrina non si è sottratta agli obiettivi, salutando giornalisti e paparazzi con il suo consueto sorriso su un abito (discreto ma sexy) di seta a fiori, corredato da un paio di tacchi stratosferici e, soprattutto, da una forma invidiabile, prova vivente che il matrimonio può far bene. E mentre la Ferilli ha preferito venire a Venezia da sola, per non confondere la vita privata con quella professionale, c'è chi ha preso la decisione opposta. Stiamo parlando di Laetitia Casta, che ha raggiunto il fidanzato Stefano Accorsi così impegnato nel suo lavoro di membro della giuria da non poter evidentemente badare al suo cagnolino (curiosamente battezzato "Anch'io"), subito passato alle amorevoli cure di Laetitia che - appena arrivata - lo ha portato a fare i bisognini nei giardinetti dell'Hotel Des Bains, lo stesso (bei tempi!) di «Morte a Venezia». Una Casta scontrosa e sciupata che fa segnare un immediato punto di vantaggio alla Ferilli, radiosa e solare quanto la modella francese è apparsa solitaria e trascurata.
E Italia e Francia sono le protagoniste anche del film del giorno, e cioè «The Dreamers-I sognatori» di Bernardo Bertolucci, ambientato nella Parigi dei moti studenteschi del 1968. Come tutti i film diretti da grandi nomi del cinema, anche questo non ha mancato di far nascere polemiche un po' su tutto. Dalla ricostruzione del '68 alla recitazione dei tre giovanissimi attori, in particolare di Eva Green, la terza affascinante scoperta di Bertolucci dopo Liv Tyler («Io ballo da sola») e Thandie Newton («L'assedio»), alle scene più "forti" del film, il cui contenuto quasi "hard" ha provocato il paragone con le analoghe sequenze di «Ultimo tango a Parigi», confronto che ha fatto ribattezzare il film col nomignolo «Ultimo tanga a Parigi».
Per chiudere, un cenno sul saluto a pugno chiuso con cui Bertolucci si è lasciato immortalare dai fotografi al suo arrivo. «Si tratta di un gesto non tanto politico quanto evocativo del clima e delle epoche di cui parlo nel mio film: il '68. Nulla di più» ha sdrammatizzato il regista, che ha dichiarato di essere rimasto così abbagliato dalla bellezza della sua nuova scoperta Eva Green (che per lunghe scene si mostra nuda) da star pensando di proporle un secondo film. Insomma, è vero amore. Di regista, s'intende.

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