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Leoni discutibili e catalogo illeggibile

I «NO» DELLA MOSTRA

Se non di più. Meno bene il Leone a Omar Sharif. Forse anche lo merita, ma, in lista d'attesa, prima di lui ce n'erano ancora molti, soprattutto nel cinema italiano. Gina Lollobrigida, ad esempio, Dino Risi, lo stesso Franco Rosi, Leone d'oro a suo tempo per «Mani sulla città». E poi perché solo due? Lizzani, nell'82, d'intesa con me, ne attribuì una decina ai Grandi del Cinema con l'occasione del Cinquantenario della Mostra. Non si poteva fare altrettanto per la sua sessantesima edizione? Dal Leone d'oro al catalogo... d'argento. Quello per la Mostra di quest'anno non si legge. Perché l'Electa, che lo ha stampato, ne ha patinate in argento tutte le pagine. Se lo si mette sotto una luce forte, abbaglia. Se la si attenua, si annebbia tutto. Che la Biennale, in segreto, abbia fatto un accordo con un ottico?
G. L. R.

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