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Due sonde americane nei prossimi mesi «pedineranno» l'astro per conoscerlo meglio

000anni a questa parte. E nei prossimi mesi un paio di sonde americane pedineranno il Pianeta Rosso nel suo vagabondaggio per l'Universo per carpirne ogni segreto. Ma per la verità di Marte, ormai, conosciamo quasi tutto: sappiamo che il suo giorno dura come quello terrestre - 24 ore e 37 minuti, - mentre il suo anno è lungo quasi il doppio del nostro, 678 giorni terrestri. Sappiamo che su di esso c'è abbondanza di anidride carbonica e che ci sono notevoli presenze di acqua, per lo più sotto forma di ghiaccio. Nessuno, però, è ancora riuscito a penetrare il suo mistero più grande: l'enigma della vita. Gli scienziati non escludono che il Pianeta Rosso possa ospitare forme di vita primitive.
Diversamente l'hanno sempre pensata cinema e letteratura, che hanno popolato Marte di esseri fantastici, talvolta simpatici e magari un po' dispettosi ometti verdi che vorrebbero fare amicizia con i loro fratelli terrestri, talvolta invece spietati invasori dall'avanzatissima tecnologia. La storia dell'immaginario marziano è molto lunga, ma dagli anni Novanta ha avuto una battuta d'arresto, certamente dovuta anche alla fine di tanti incubi che avevano offuscato l'orizzonte dell'umanità nella seconda metà del Novecento: con la conclusione della guerra fredda, quella efficace metafora della tensione politica e militare che aveva spaccato il mondo in due si è svuotata di significato.
I marziani avevano fatto la loro prima apparizione letteraria molto prima della guerra fredda, nel 1898, nel famoso romanzo di Herbert George Wells, «La guerra dei mondi», che tolse il sonno a milioni di lettori raccontando il loro sbarco nei pressi di Londra e lo scoppio di una guerra la cui posta in gioco era la sopravvivenza della civiltà umana. Qualche decennio dopo, il quasi omonimo regista e attore Orson Welles gettò nel panico gli Stati Uniti inscenando la cronaca diretta, in una fantastica quanto realistica trasmissione radiofonica, di un'invasione dei bellicosi abitanti di Marte nel New Jersey.
Ma in seguito i rapporti tra umani e marziani non sono stati sempre tanto catastrofici. Nel 1951, per esempio, Roy Bradbury raccolse in volume - «Cronache marziane» - una serie di racconti nei quali l'incontro-scontro tra gli abitanti dei due pianeti è lo spunto per affrontare il tema della possibilità di un dialogo tra culture diverse; ambientati nei primi anni del Duemila, ovviamente oggi quei racconti hanno perso la forza profetica che avevano cinquant'anni fa. Cosa del resto confermata dai film di Stephen Spielberg come «Incontri ravvicinati del terzo tipo» e, soprattutto «E. T.». Più attuale ci appare invece il marziano disegnato da Ennio Flaiano in «Un marziano a Roma», favola amara che narra le vicissitudini di un povero abitante del Pianeta Rosso finito chissà come a Roma, una città sulle prime sorpresa e quindi infastidita dalla sua presenza, così stonata nel suo scenario millenario.
I marziani odierni, soprattutto quelli cinematografici, sembrano tutti eredi di quello di Flaiano, nel senso che dopo il boom degli anni Cinquanta e Sessanta, sono quasi scomparsi dalla scena. L'ostracismo di cui sono vittima gli omini verdi è innanzitutto linguistico: oggi, infatti, non si parla più di marziani, ma di alieni, termine generico usato per indicare gli abitanti di altri mondi, in particolare di quelli situati al di là della nostra galassia. Perché ormai Marte appare fin troppo vicino, quasi dietro l'angolo, e la fantasia e la curiosità degli uomini si spingono al di fuori del sistema solare, nei territori posti ai confini dell'Universo, nello spazio profondo che fa da teatro alle avventure di «Star trek» e «Guerre stellari».
Lo stesso può dirsi per quanto concerne i marziani nell'immaginazione popolare: chi parla più, oggi, di avvistamenti di Ufo, di atterraggi di dischi volanti e di incontri con gli strani esseri che li pilotano, fino a non molti anni fa spesso

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