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Dalla deportazione al successo mondiale

Oltre che romanziere, vincitore del Nobel nel 2002, è anche studioso e traduttore di maestri della speculazione filosofica come Freud, Canetti, Nietzshe, Wittgenstein, dei quali ha tratto un forte insegnamento, anche quando si è dedicato al teatro e alla narrativa. Il suo stile di scrittore in proprio si avvale certo di queste forti esperienze di lettura e versione dei grandi, ma anche di radici che affondano in una terra quanto mai prolifica di avventura nello spazio della poesia e del romanzo molto significative. Ha impiegato circa dieci anni per condurre a termine un romanzo fondamentale della letteratura non soltanto ungherese, come «Essere senza destino», pubblicato a Budapest nel 1975 e del tutto ignorato dalla critica occidentale. Fu poi edito da Feltrinelli in traduzione italiana nel 1999. Questo testo appartiene ad un più vasto progetto che si è poi realizzato nella trilogia che lo scrittore ungherese ha sviluppato attraverso «Fiasco», fra qualche giorno in libreria in Italia, e si conclude poi con «Kaddish per il bambino non nato» del 1989. Il romanzo «Fiasco» fu dato alle stampe alla vigilia dei grandi mutamenti del 1989, ed è tutto costruito su una delle grandi paure dell'uomo dell'Europa dell'Est a quel tempo: la perdita della propria libertà, e quindi della propria identità. Nel novembre del 2004 si svolgerà a Penne un convegno sullo scrittore ungherese che verrà in Italia per l'occasione.
W. M.

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