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«CONTAGIO GLOBALE»

Il vaiolo, nuova e terribile arma del bioterrorismo

Poi le pustole diventano un'unica «massa bollosa piena di fluido» e la pelle si stacca dagli strati sottostanti e si trasforma in «una sorta di sacca» che circonda i tessuti. E il dolore è «quasi oltre l'umana capacità di sopportazione». Infine, in un caso su tre, la morte. Sono gli effetti del vaiolo (nome scientifico Variola) descritti in «Contagio Globale», ultimo libro di Richard Preston, autore nel '95 di un inquietante libro sul virus Ebola. Il vaiolo è scomparso in natura alla fine degli anni '70, distrutto con uno sforzo sovrumano da un esercito di coraggiosi «eradicatori» coordinati dall'Oms. Ufficialmente continua ad esistere solo in due siti, in Siberia e nei laboratori di Atlanta, negli Usa. In realtà, alcuni Paesi (Corea del Nord, Russia, India, Pakistan, Cina, Israele, Iran, ed ex Jugoslavia) starebbero sviluppando armi biologiche basate su questo virus e sull'antrace. Alla lista vanno aggiunte Al-Qaeda e Aum Shinrikyo, la setta giapponese che liberò gas nervino nel metrò di Tokyo. Il vaiolo è un'arma potente nelle mani di un'organizzazione terroristica, specialmente in un mondo fatto di megalopoli e di reti di comunicazione fitte e veloci. Infatti, se «ci sono voluti 20 anni per raggiungere circa 50 milioni di casi di Aids, Variola potrebbe arrivare a quel traguardo in 10 o 20 settimane», scrive Preston. L'obiettivo del libro è metterci in guardia sul pericolo del bioterrorismo in relazione a questo terribile virus (e all'uso dell'antrace). Qualcuno potrebbe obiettare che per questa malattia esiste il vaccino. È vero, sebbene dopo qualche anno si perda l'immunità. Ma oggi è possibile, con pochi dollari e informazioni prese su Internet, creare un virus geneticamente modificato impermeabile al vaccino. Un supervirus che, scrive Preston, sarebbe «l'equivalente biologico di una bomba atomica». L'autore osserva che «secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, entro il 2015 la Terra ospiterà 26 gigantesce megalopoli» collegate fra loro da una rete di linee aeree e che, se «un virus comparisse in Bangladesh arriverebbe presto a Beverly Hills. Un virus geneticamente modificato - aggiunge Preston - potrebbe diffondersi come un disastro invisibile in tutte le comunità della Terra, nessuna esclusa». E conclude: «Potremo eradicare il vaiolo dalla natura, ma non elimineremo mai il veleno dal cuore dell'uomo».

Richard Preston, «Contagio globale»

Rizzoli, 317 pagine, 16 euro

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