cerca

«Raja» mette in scena un amore difficile


Oggi, sostenuto da una coproduzione con il marocco, tenta il ritratto di una giovane marocchina, la Raja del titolo, che si fa coinvolgere in una strana storia d'amore con un ricco francese, Frédéric, proprietario di una villa con piscina a Marrakech. La storia è strana perché, entrambi, possono definirsi strani. Raja, orfana e uscita da una famiglia povera, quando Frédéric, cui è piaciuta subito, la prende a servizio in casa sua, non vuol darsi a lui perché non vuole vendersi. L'altro, che all'inizio ha pensato ad una delle sue tante avventure prese sempre alla leggera, finisce per innamorarsi seriamente. Anche corrisposto, ma con tali complicazioni dovute alle fisionomie, difficili di entrambi che, al momento di concludere, mancherà apertamente il lieto fine.
Troppo elucubrazioni psicologiche, però, non solo con il rischio di molti fraintendimenti — lei parla solo arabo, lui solo francese — ma con un disegno delle reciproche posizioni ora involuto, ora precisato con insistenze eccessive, causa di molte stasi narrative, ora addirittura contraddittorio. Certo, facendo spesso il punto sul difficile confronto non solo fra due caratteri diversi, ma fra due mentalità e due mondi quasi opposti, risolvendolo però con una regia che tende a privilegiare un certo folclore, con personaggi secondari messi lì quasi soltanto per «fare Marocco» e con la puntigliosità marcata di certi film tradizionali realizzati da autori arabi.
Meritano, comunque attenzione gli interpreti: l'esordiente marocchina Najat Benssallem, tutta ritrosie e sensualità quando acerbe quando provocanti e Pascal Greggory, già visto in film di Rohmer, Chéreau e Ruiz, intento a riprodurre qui tutte le instabilità di Frédéric, anche se con qualche accento di troppo.
Forse più convincente, ma anche in questo caso con riserve, il film francese con cui ha preso il via l'altra sezione in concorso, Controcorrente. Si intitola «Une place parmi les vivants» (Un posto tra i vivi) e ne è autore Raoul Ruiz, un ex cileno di solito molto caro ai cinefili. Un «noir» su un assassino seriale che non solo, alla fine, ne svelerà una identità diversa da quella che sembrava evidente, ma si concluderà con due personaggi morti che... commentano fra loro le gesta dei vivi (come il titolo avverte). Molta carne al fuoco, molti intrighi oscuri, ma una regia che sa vedere e far vedere: con indubbia personalità. In cifre d'incubo puntualizzate da immagini buie.

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

.tv

Il camion dell'Atac blocca il tram. I passeggeri lo spostano a spinta

Victoria's Secret 2017: gli angeli conquistano la Cina
Roma, un Suv impazzito sfonda il muretto e finisce in giardino
A Rio de Janeiro va in scena Miss Bum Bum Premio al sedere più bello