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Hulk sfascia i carri armati a pugni ma è pieno di poesia

King Kong diventa verde e perde i peli




È arrivato il nuovo King Kong. Più umano, meno peloso, e verde. Come tanti suoi predecessori, è nato tra i fumetti, naturalmente quelli della Marvel, e ha avuto spazi anche tv, sia dal vivo sia a disegni animati. Quarant'anni fa, dovendo dar corpo alle paure dell'epoca, aveva a che fare con l'atomica e i sovietici, oggi, scritto da John Turman, Michael Franche e James Schamus, noti sceneggiatori hollywoodiani, e portato sullo schermo dal taiwanese Ang Lee, reduce dai quattro Oscar per «La trigre e il dragone», se la prende con la scienza contemporanea, specie quella che sperimenta le mutazioni genetiche. Così Hulk, prima di trasformarsi in un mostro gigantesco, è un giovane ricercatore, Bruce Banner, di cui il padre, ricercatore anche lui, si era servito quando aveva quattro anni modificandogli il DNA. Dotato, per questo, di una forza sovrumana, non era morto quando, nel suo laboratorio, era stato investito da una esplosione di raggi gamma, però qualcosa si era risvegliato in lui tanto, appunto, da trasformarlo, nei momenti d'ira in un gigante verde con cui citare non solo Frankenstein ma anche dr Jekill/Mr. Hyde.
Da qui tutto il resto che, nella prima parte, pur con qualche interrogativo che provoca tensioni, si svolge con una certa lentezza, mettendo bene in fila tutti i personaggi che servono ma lasciandoli un po' a loro stessi, con ritmi statici, pronto, però, nella seconda parte, a far esplodere tutto: la vicenda, gli scontri fra quanti sono coinvolti nel dramma e soprattutto lui, Bruce Banner, che quando raggiungendo un'altezza di sei metri, diventa Hulk, riesce a dominare lo schermo con gli effetti più mirabolanti. Non solo quelli, computerizzati, che danno vita alla sua trasformazione, con l'accorgimento di prendere le mosse dalla fisionomia reale dell'attore australiano Eric Bana che lo impersona nei momenti di calma, ma quelli che non si stancano di descrivere le gesta del mostro verde quando, con le sole mani, distrugge i carri armati, si impadronisce come fuscelli di vari elicotteri, blocca con i denti i missili che gli vengono sparati contro e, aggredito da alcuni cagnacci, vittime anch'essi di una mutazione, li fa fuori a pugni e a calci, mettendo in salvo dalla loro rabbia la fragile donna che lo ama (Jennifer Connelly di «My Beautiful Mind»). Felice di prendersela teneramente tra le dita come nella sequenza celebre di «King Kong». Vincerà sempre, e dalla parte dei giusti, così lo rivedremo.

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