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di SIMONA BUONOMANO IN ATTESA di tornare alla conduzione di Excalibur, Antonio Socci, ...

Lui, dice, ha portato le sue convinzioni in Tv, «pronto a discuterne, con lealtà e serietà», ma le conseguenze sono state incontrollabili: «Mi sono trovato a fare i conti con centinaia di articoli che si occupano del mio maglione, della luminosità dei miei occhi e della curatezza della mia barba, oltreché dell'immancabile domanda "da che parte sta?". Si sono inventati un personaggio col mio stesso nome e gli hanno perfino attribuito uno biografia. Divertente. Ma io sono un altro e vengo da un'altra storia». Ha capito, lui intellettuale trovatosi all'improvviso nei panni dell'achorman, che in Tv non conta ciò che sei o quello che pensi, ma quello che riesci, con sincerità o con malizia, a comunicare col corpo e le parole, comunicazione che poi ciascuno intende e giudica a suo modo. Ora, per dire chi è veramente e come la pensa, Socci ha bisogno di un libro. La sua identità la dichiara già nel titolo: «Uno strano cristiano»(Rizzoli, 150 pagine, 12 euro) che si rifà alla definizione che di lui diede Ezio Mauro in un celebre editoriale. Uno strano cristiano cresciuto nella "rossa" Toscana, uomo che come tutti gli uomini prima di nascere era «fra infinite altre, un'infima e trascurabilissima ipotesi statisticamente vicina allo zero», orgoglioso di dirsi cattolico in un'epoca in cui il Cattolicesimo è la religione più perseguitata al mondo.
Di Excalibur l'autore arriva a parlare solo alla fine, dopo avere difeso la conciliabilità della Creazione con la teoria del Big Bang (la casualità indirizzata da una Volontà), la storicità di Cristo e dei Vangeli, la validità di quel messaggio d'amore, anche oggi che va di moda un dilagante anticattolicesimo, nuovo totalitarismo. Quando nell'estate del 2002 Socci viene chiamato alla vicedirezione di Raidue e alla conduzione del programma, presto è costretto ad ammettere: «sono finito in un tritacarne». Parte così l'excursus sulle «innumerevoli e trasversali » scomuniche ricevute, non solo a sinistra, ma anche da parte di opinionisti di centro-destra. Lui si difende, ma non si giustifica e non si confessa; osserva tutto dall'alto, da una distanza quasi siderale, e risponde con le parole della lettera scritta un anno fa ad Adriano Sofri: «mi hai chiesto di "che" sono (di destra, di sinistra, di centro?) io ho tentato di spiegarti che preferivo la domanda che sentivo farmi da piccolo, di "chi" sei? Siamo infatti di chi ci ama e si ama, di chi sa guarirci, ripararci, rimetterci al mondo, perdonarci». Un credo politico ammette in fondo di averlo, ma di fronte all'universo, alla vita, all'essere, appare, questo, un dettaglio trascurabile: «Non che sia disdicevole schierarsi, solo che non è tutto. è pochissimo. Eppure per i nuovi censori conta solo questo: da che parte stai.Non conta ciò che sei, ciò che vuoi comunicare, la tua vita». Per raccontarlo ha avuto bisogno di un libro, alla conduzione ritornerà, ora che ha imparato a stare al gioco dei suoi avversari: «mi sono divertito, per "épater les bourgeois", ad andare davanti alle telecamere tirando fuori dalla tasca il mio rosario, confrontando questa preghiera con certi loro mantra, che ritengono così trendy». L'intellettuale cattolico ha imparato a vestire i panni dell'anchorman; a chi volesse, invece, conoscere qualcosa dell'uomo, non resta che darsi alla lettura.

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