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Professore tra storia, narrativa e saggistica

A lui si debbono saggi sul periodo della classicità, come «Lucrezio poeta della ragione» (1965) e «Identikit dei padri antichi» (1973) ma anche autore di molte opere di narrativa, in prevalenza autobiografiche, da cui emergono dolorosi richiami alle stagioni storiche angosciose che tanti intellettuali militanti della sinistra hanno vissuto e scontato nel corso di durissimi anni di grande tormento interiore. Ne danno prova romanzi come «La resistenza impura» (1965), «Il sorriso di Giulia» (1979), «Autobiografia di un baro» (1984), «I delatori» (1986), «Pietà per le spie» (1996), e anche testi di poesia come «La follia lucida» (1972), «La deriva» (1981), «Toccata e fuga» (1984). Convinto assertore della necessità di fermare la verità storica attraverso le strutture dell'immaginario e dell'irreale, ha compiuto un paio di operazioni di «transfert» dalla storia all'autobiografia al confine del fantastico, in «Diario segreto di Giulio Cesare» del 1994 e «Nei plenilumi sereni», in cui l'annegamento nel grande oceano della poesia lucreziana assume tonalità e assonanze di grande fascinazione, non solo formale.
W. M.

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