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Mélo dalla Romania: sette figli da sfamare

Siamo nella Romania di oggi, la dittatura non c'è più ma non c'è ancora il benessere, anche perché le nuove autorità, come quelle di prima, non hanno l'aria di preoccuparsi molto del sociale. Maria ha sette figli, il marito, disoccupato, sperpera quel poco che hanno nei bar e un giorno, dopo esser stato arrestato per una rapina, appena liberato si dà alla macchia. Con quei figli da sfamare e il proprietario della misera casa in cui vivono sempre pronto a minacciarla di sfratto per morosità, a Maria non resta che la prostituzione. Diventando però un caso così patetico che la Tv se ne occupa e si trova presto qualcuno disposto a farle avere una casa (proprio mentre la figlia più giovane, sta decidendo di seguire la stessa strada della madre). Non c'è tempo, però, di tirare somme liete. Tra i cosiddetti «benefattori» ce n'è uno che vorrebbe ancora abusare di Maria sull'auto che la sta conducendo verso la nuova casa. Una sterzata brusca e moriranno entrambi.
Un testo gonfio di retorica, pronto alle lacrime e alle polemiche, mentre i guasti della nuova società rumena a livello delle classi meno abbienti vengono sottolineati con echi da miserabilismo ottocentesco: fra la cronaca e il romanzo. La regia, con immagini plumbee e quasi ocra, tenta qualche riscatto figurativo. Sempre però guidata da un realismo incerto, sul vero, senza nessuna asciuttezza, fa prevalere le scene madri. Compiacendosi di portare tutto sopra le righe, specie il dolore e la violenza. Unica luce, il viso smunto di Diana Dumbrava (nella foto), l'attrice che interpreta Maria con una sincerità che, almeno in lei, esorcizza la retorica.
Eguali turgori, resi anche più vistosi da un testo letterario come base, nel film francese «Les Marins perdus» (I marinai sperduti) di Claire Devers. Tre uomini su una nave ferma in un porto perché l'armatore l'ha venduta: un capitano libanese, il suo secondo, greco, il più giovane di loro, turco. Correrà il sangue per una donna. Tra elucubrazioni, ricordi mesti, psicodrammi. Di sfondo, pallida e segnata, l'ultima apparizione di Marie Trintignant, il suo ricordo più mesto.

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