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Simbolo dell'Italia che diventava paese industriale

Le imprese del campione mantovano, il particolare lo stile di guida, il coraggio al di là di ogni limite sono stati tramandati di generazione in generazione, quasi fosse un poema epico trasmesso oralmente. Perché quando correva Nivola non esisteva la televisione, né le poche immagini di repertorio, anche se con il fascino del bianco e nero sgranato, hanno il potere di testimoniare le vittorie, i sorpassi spericolati, le curve affrontate con una tecnica tutta sua, almeno a tenere per buoni i ricordi di chi l'ha visto gareggiare, come Enzo Ferrari, che lo ha considerato il più grande pilota di tutti i tempi.
Di Nuvolari ha indubbiamente colpito la longevità agonistica, la capacità di battere avversari di valore al volante di macchine superiori a quelle di cui disponeva. Eppure il personaggio era schivo e l'unica, vera intervista che ha rilasciato è stata quella ad Indro Montanelli nel 1950, quando aveva abbandonato le corse. Anche la sua vita privata ha tenuto nascosta, con i suoi dolori, con la morte in giovane età di entrambi i figli. Forse la sua leggenda, alimentata da gesta autentiche, si deve a quello che ha rappresentato per l'Italia, il simbolo di un paese che andava trasformandosi da società prevalentemente agricola in industriale. Un eroe, dunque, del modernismo e per questo degno di conquistarsi l'immortalità.

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