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Addio all'Hitchcock di Francia

«Borsalino» e «La piscina», con Delon, i suoi film più famosi

Lo chiamavano l'Hitchcock del cinema francese perchè era un maestro del giallo, abile burattinaio di atmosfere tetre e inquietanti, ma anche "l'orsacchiotto di peluche" - il titolo del suo ultimo film del 1994 - per l'affabilità e il profondo rispetto per chi lavorava con lui che nascondeva dietro un aspetto un po' burbero e riservato.
«Borsalino», «Sinfonia per un massacro», «La piscina», «Rififi a Tokyo», «Si muore solo due volte» sono tra i titoli più celebri firmati da Jacques Deray. Figlio di un industriale lionese sognava di fare l'attore, ma dopo qualche ruolo minore, resosi conto che non ne aveva la stoffa, decise saggiamente di passare dietro la cinepresa.
Assistente di Jean Boyer, Marcel Camus, Henri Verneuil, Jules Dassin, Luis Bunuel, Deray realizza il suo primo film nel 1960, «Le gigolo», una commedia sentimentale con Alida Valli e Brialy, poi «Rififi a Tokyo» con Charles Vanel e «Sinfonia per un massacro», sempre più appassionato dal genere thriller che riteneva «uno spettacolo di prim'ordine, che non sopporta il dilettantismo». Al film poliziesco Deray ha dato un'impronta personale, concentrandosi sui personaggi più che sulle vicende, scegliendo sempre le star, primo tra tutti Alain Delon con il quale ha realizzato ben dieci film. «Ha una presenza, una sensibilità cinematografica unica, ma quel che mi piace soprattutto in lui è che è portatore naturale di un'immagine di eroe», diceva di Delon il regista, definendosi modestamente «uno che mette in scena immagini, e racconta storie».
«Ogni volta che parlo delle riprese della "Piscina" mi viene da piangere, è uno dei più bei ricordi della mia vita lavorativa, ma anche uno dei più tristi», ha detto commosso l'attore dopo aver appreso della morte di Deray, ricordando anche Romy Schneider e Maurice Ronet, coprotagonisti del film del 1968. «È stata una lunga collaborazione, era il regista che conoscevo meglio e con il quale ho avuto le maggiori affinità, la più totale intesa, un rapporto fatto di comprensione reciproca e di grande affetto», ha aggiunto il celebre interprete, al fianco di Jean Paul Belmondo, di «Borsalino», evocazione dei gangsters Carbone e Spirito nella Marsiglia degli anni trenta.

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