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Un Gesù così vero da far discutere

Un gruppo di studiosi: «Gli ebrei sono presentati come sanguinari»


Definito dallo stesso Gibson - regista dell'opera - come il lungometraggio più autentico e biblicamente accurato sulla morte e passione di Cristo, il film sta divenendo, giorno dopo giorno, teatro di scontro all'interno del mondo cattolico ed ebraico. «The Passion», ambientato tra Cinecittà e i sassi di Matera, con Monica Bellucci nella parte di Maria Maddalena, promette - secondo quanto già annunciato da Gibson che ha investito nell'impresa ben 25 milioni di dollari - di essere una trasposizione fedele e realistica della parola del Nuovo Testamento: tanto da portare sullo schermo, nel modo più crudo, la sofferenza patita da Gesù nella sua ascesa verso il Golgota.
E proprio questa pretesa di realismo sembra essere la miccia che ha fatto divampare le prime critiche già lo scorso marzo quando un gruppo di studiosi delle Sacre Scritture - cinque cattolici e quattro ebrei - aveva sollevato dubbi sulla possibile lettura antisemita data dal film alla Passione, esplode ora con maggiore fragore, dopo che - nelle scorse settimane - Gibson ha mostrato la pellicola a esponenti cristiano-evangelici, fondamentalisti Cattolici, membri della corrente più conservatrice dei Repubblicani e ebrei che identificano il Messia nella figura di Gesù, apparsi entusiasti della fatica del regista-attore australiano. Secondo quanto ripreso dal New York Times (il quotidiano ha dedicato alla vicenda un ampio spazio in prima pagina) le immagini di Gesù vittima della ferocia della folla di Gerusalemme che sceglie di salvare Barabba, mai viste dagli studiosi cristiani ed ebrei i quali hanno solo potuto accedere alla sceneggiatura - sono state considerate dal gruppo privilegiato di spettatori «il ritratto più toccante» della Passione, tanto da strappare al reverendo Ted Haggard, presidente della Associazione nazionale degli evangelici, un appoggio incondizionato a Mel Gibson, definito «il Michelangelo di questa generazione».
Commenti che non sono piaciuti, invece, agli studiosi cristiani ed ebrei, secondo i quali l'opera di Gibson non farà che incendiare i rapporti tra mondo cristiano ed ebraico alimentando uno strisciante antisemitismo.
Secondo questi studiosi, solo dalla sceneggiatura del film si evince come la pellicola sia una trasposizione moderna dell'iconografia medioevale della Passione, orientata a presentare il popolo ebraico come «assassino di Gesù» e a ravvivare la violenza contro di esso. A giudizio di uno dei nove studiosi delle Scritture, Mary Boys, professoressa presso lo Union Theological Seminary di New York, nella sceneggiatura «gli ebrei sono rappresentati come assetati di sangue e siamo realmente preoccupati che il film possa aprire una grande crisi nelle relazioni tra cristiani e cattolici».

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