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Raffinato Henry Miller del fumetto italiano

«Era l'Henry Miller del fumetto italiano». Il paragone con l'autore di «Tropico del cancro» è di Roberto D'Agostino. «Nel nostro paese - spiega D'Agostino, che sul suo sito Dagospia ha dato per primo la notizia della morte di Crepax - non abbiamo mai avuto un vero autore erotico-porno, ma in compenso abbiamo avuto Crepax, il più grande fumettaro mai esistito. Ciò che ci è mancato in campo letterario, insomma, lo abbiamo recuperato sul terreno del fumetto».
«Una matita elegante e sensuale, che sapeva dare corpo a donne bellissime e atmosfere erotiche senza mai scadere nella volgarità»: così il sindaco di Milano, Gabriele Albertini. «Più di una generazione - scrive Albertini in una nota - ha legato, come me, il ricordo di questo straordinario disegnatore alla propria adolescenza, ai primi turbamenti di fronte al mistero del corpo femminile, che Crepax sapeva valorizzare con un tratto al tempo stesso poetico e capace di suscitare intenso desiderio».
Tinto Brass lavorò con Crepax negli anni 1964 e 1965. «Lo chiamai - racconta - come consulente grafico e come collaboratore per la prima volta nel '64 quando realizzò 40 tavole per un film d'azione dal titolo "Col cuore in gola" girato a Londra. Tra l'altro questo è uno dei pochi casi in cui Crepax scelse di usare i colori. Un evento che mi spinse a filmarle oltre che ad utilizzarle come story-board. La seconda volta fu a distanza di un anno con la produzione di una sequenza dal titolo Nero su Bianco. Con Valentina ha dato dignità all'erotismo».
«Dolce e curioso, spesso perso nei suoi pensieri»: è il ritratto del disegnatore tracciato da un collega, Francesco Tullio Altan. «L'ho conosciuto - racconta - quando stavo iniziando a fare questo mestiere. Lui invece era già famoso. Insieme andammo in Grecia per partecipare ad una mostra di fumetti ad Atene». Altan così rievoca la conoscenza con Crepax, definendo «un modello esistenziale» il suo personaggio cult Valentina.
Controcorrente l'opinione di Vincino: «Valentina non è il mio tipo di donna. I fumetti firmati da Crepax anticipano di 15-20 anni l'avvento del mondo dell' alta moda milanese. E infatti Valentina ottiene anche un grande successo pubblicitario. Lui insomma è più un pittore, quasi un fotografo, più che un vero e proprio raccontatore. Crepax descrive una donna assolutamente chic che non mi appartiene. Lei è sostanzialmente di destra, molto dannunziana in questo suo modo di stare sdraiata su un divano o di guardarsi l'ombelico».
Secondo Vincino, in definitiva Crepax può essere definito il «raccontatore di una sola donna»: «Non ha mai fatto un tipo di lavoro come il nostro che tutti i giorni ci sporchiamo le mani con l'attualità ma ha inseguito in modo narcisistico un suo ideale di donna».
Infine un'altra caustica matita, Vauro: «Valentina mi riporta indietro negli anni, ai tempi della mia adolescenza. Leggevo quei fumetti negli anni 70. Valentina ha rappresentato le prime pulsioni erotiche e quindi è legata indissolubilmente alla mia giovinezza. Eppure non è stato solo il lato erotico ad avere il potere di influenzare e di colpire ma anche i contesti politici in cui la figura di Valentina era inserita».

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