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Architetto con la passione del jazz, debuttò come disegnatore sul settimanale «Linus», tenuto a battesimo da Eco e del Buono

Aveva da poco compiuto 70 anni, era malato da tempo. L'artista sarà tumulato domani mattina nel Famedio del cimitero Monumentale di Milano. Una messa sarà celebrata a inizio settembre nella basilica di Sant'Ambrogio. «Abbiamo deciso di aspettare inizio settembre - ha spiegato la figlia Caterina - perchè molti amici adesso sono via».


di CARLO SCARINGI

ARCHITETTO con la passione del jazz, Guido Crepax scoprì, a metà degli anni Sessanta, che era nel fumetto che riusciva a esprimersi al meglio. Proprio in quel periodo vide la luce il settimanale Linus, tenuto a battesimo da Elio Vittorini e Umberto Eco, con Oreste del Buono come nume tutelare; e grazie a una simile investitura il piccolo mondo del fumetto, fin allora un genere destinato esclusivamente al godimento dei ragazzi, ampliò i suoi orizzonti, cominciando a rivolgersi anche agli adulti.
Fra le molte «strisce» americane (dai Peanuts a Dick Tracy) spiccava una storia tutta italiana, Neutron, con protagonista Philip Rembrandt, un critico d'arte con l'hobby del detective, dotato di uno sguardo paralizzante. Il fumetto, di cui era autore appunto uno sconosciuto di nome Guido Crepax, appariva sempre più avviato verso un destino giallo e fantascientifico, quando l'apparizione di una giovane e intraprendente fotografa, Valentina, gli impresse una svolta e lo portò rapidamente al successo. In poche tavole Valentina - ovvero Valentina Rosselli, un cognome scelto da Crepax in omaggio ai due fratelli Carlo e Nello, martiri antifascisti, - non solo s'innamora del tenebroso Rembrandt, ma diventa la protagonista assoluta della saga, vivendo da allora una lunga serie di avventure fantastiche ma quasi sempre inserite entro scenari reali (il Sessantotto, i sogni della rivoluzione, la crisi delle ideologie, il consumismo e così via), e offrendo, l'una dopo l'altra, quasi una cronaca romanzata di quanto nel frattempo avviene nella realtà. Una saga che perciò può considerarsi quasi un compendio degli avvenimenti degli ultimi trent'anni.
La caratteristica di questo personaggio è che, a differenza di quasi tutti gli eroi di carta, vive proprio come una donna reale: dalla sua unione con Rembrandt - non codificata dal matrimonio, ma sostanzialmente indissolubile malgrado le scappatelle dell'uno e dell'altra, - nascerà Mattia, che a sua volta col passare del tempo diventa un giovanotto che gioca a pallacanestro, mentre lei invecchia serenamente: nelle ultime storie ha superato la sessantina, preoccupandosi un po', come tutte le sue coetanee, delle rughe.
Quando cominciò a disegnare Valentina, Crepax aveva lavorato solo per la pubblicità e disegnato copertine per dischi e per la rivista Tempo medico. In seguito diceva, ricordando i suoi esordi: «Ero convinto di non saper disegnare le donne». E in effetti, confrontando le prime Valentine, decisamente acerbe, con quelle della maturità, la differenza è notevole. Appassionato anche di cinema, gli piaceva molto un'attrice degli anni Trenta, Louise Brooks, protagonista di film inquietanti. Gli era rimasta impressa la sua pettinatura, con i capelli a caschetto, e quando sua moglie Luisa cominciò casualmente a pettinarsi come lei, fu naturale per Crepax trasferire nel fumetto l'immagine delle due donne che più amava. Luisa stette al gioco e per lungo tempo si vestì come Valentina, mentre suo marito andava sempre più identificandosi con Philip Rembrandt. Per accentuare l'immedesimazione fra Luisa e Valentina, in una storia Crepax attribuì alla sua creatura di carta la data di nascita di sua moglie: 25 dicembre 1942.
Nato nel 1933 a Milano Crepax non se ne era mai allontanato, tranne una breve permanenza in gioventù a Venezia; e il clima milanese si avverte spesso nelle storie di Valentina. Dal suo matrimonio con Luisa erano nati due ragazzi e una ragazza. «Forse la cosa più bella per noi è aver avuto un papà sempre presente in casa», ha detto Caterina Crepax. «Purtroppo ha lasciato a metà le illustrazioni per il Piacere di D'Annunzio, che gli ave

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