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di MAURIZIO MARINI NEI prossimi giorni la Galleria Doria Pamphilj, di Roma, una delle raccolte ...

Una scoperta «fatta in casa». Uno di quei capolavori nel cassetto, insomma. E non c'è poi da stupirsi più di tanto visto che negli ambienti dei diversi palazzi Pamphilj - Roma, Genova, Valmontone, Nettuno - di opere da studiare ce ne sono a bizzeffe.
Infatti il curatore, professor Andrea De Marchi, all'interno delle collezioni, ha rinvenuto un eccezionale «Ritratto di Gentiluomo di Casa d'Este», opera documentata «ab origine» del pittore ferrarese Giovanni Francesco Lutteri (1486-'87 — 1542), meglio noto col nomignolo di Dosso Dossi, col quale sovente fece sfoggio di autoironia: «Doxo, in carne ed oxo», oppure firmandosi «D'» — seguito da un osso. Questi fu al servizio dal 1514 alla fine come pittore di corte dei duchi Alfonso I ed Ercole II d'Este.
Il quadro ritrovato è forse giunto dagli Aldobrandini, dei quali il cardinal Pietro era stato Governatore di Ferrara, riconquistata alla Chiesa di Roma cacciando proprio gli Este (dal 1606 trasferitisi a Modena), e portando a Roma molti dei dipinti estensi, come il Camerino d'Alabastro d'Isabella, decorato da Mantegna, Giovanni Bellini, Tiziano e, appunto, Dosso Dossi. Nondimeno Olimpia Aldobrandini, la vedova più ricca d'Europa, con alle spalle un matrimonio col defunto principe Borghese e in prospettiva un nuovo matrimonio con Camillo, figlio di Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj, il quale, al proposito, abbandonò la carriera ecclesiastica (era cardinale).
Molti dei quadri delle raccolte Pamphilj hanno una provenienza dagli Aldobrandini, tra questi «Maddalena» e il «Riposo nella fuga in Egitto» del Caravaggio, una commissione al femminile, in quanto gli furono richiesti da un'altra Olimpia (dramma delle omonimie aristocratiche!), sorella del cardinal Pietro e, come lui, nipote di Papa Clemente VIII.
Dosso Dossi è, comunque, uno dei più significativi protagonisti del Rinascimento. Col fratello Battista fu anche a Roma, collaboratore di Raffaello, nonché a Venezia, dove ebbe modo di approfondire e svolgere un tirocinio nell'ottica cromatica di Giorgione e di Tiziano.
Il ritratto riscoperto aggiunge un importante tassello alla conoscenza del suo linguaggio nel genere specifico, a tutt'oggi quello, forse, meno esplorato e in gran parte eluso anche nel contesto della pur importante rassegna monografica internazionale, tra Ferrara, New York e Los Angeles, del 1998-'99.

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