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Jennifer e Ben, luna di miele made in Italy Una mora non era mai stata simbolo degli Usa. Cerimonia top secret poi a Venezia, Firenze, Roma

Va da sé in località segreta, con un numero ristrettissimo di invitati. Jennifer Lopez e Ben Affleck si sono conosciuti sul set del film «Gigli» diretto da Martin Brest con la partecipazione straordinaria di Al Pacino, ed è stato subito amore. Qui a Hollywood, e sui giornali tabloid specializzati in gossip e vita privata dei divi, non si parla d'altro.
Jennifer Lopez, visto che non si può dire dove verranno celebrate le nozze, ci può confermare che la luna di miele sarà in Italia?
«Sì, Capri, Firenze, Roma e Venezia. Poi il sud. Questo è l'itinerario, soprattutto il sud d'Italia che ce lo teniamo alla fine dove ci fermeremo almeno quindici giorni. Tre anni fa Ben era andato a visitare sul set il suo amico per la pelle Matt Damon che stava girando un film nel napoletano e si e' innamorato di quella zona. Io non la conosco ma lui mi ha assicurato che la costiera amalfitana e' un posto davvero unico al mondo».
Come mai le sue nozze sono diventate un affare di stato?
«Non lo so, forse perché la gente mi ama e i tempi sono cambiati. Di solito i grandi matrimoni molto reclamizzati sono sempre stati quelli tra bianchi di cultura anglosassone. È la prima volta che l'America sceglie e accetta l'idea che una sposa - per lo piu' già divorziata - di provenienza etnica latina diventi un simbolo in cui si possono identificare tutte le ragazze. Da questo punto di vista sono orgogliosa di questo. È anche la prima volta che si parla tanto del matrimonio di una donna che non è bionda. Lo so che è assurdo, però è la verità statistica, almeno qui in America. Certamente in Messico, Spagna o Italia è diverso. Qui, dai tempi di Jean Harlow negli anni'30 passando prima per Grace Kelly e poi per Marilyn Monroe solo le bionde sono riuscite a diventare delle icone di massa. Basti pensare che quando si è sposata, Madonna, si è fatta bionda per evitare che il suo matrimonio venisse declassato».
Nel film «Gigli» appena uscito lei interpreta il ruolo di una donna molto forte e carismatica, la quale ha scelto di essere gay, che si concede la «licenza» di una storia eterosessuale. Come pensa che reagirà il pubblico?
«Spero che giudicheranno il film e la recitazione, tutto qui. È un ruolo, niente più di questo».
Non pensa sia anche un modello, vista l'enorme pubblicità intorno al suo nome?
«Ciascuno si identifica in chi vuole. È anche vero che oggi, noi donne, siamo finalmente libere di poter essere sullo schermo chi vogliamo senza che per questo ci vengano poi attribuiti strani gusti nella nostra vita privata».
Lei è ormai considerata una specie di marchio ambulante: il profumo con il suo nome, una linea di moda, un servizio catering. Questo pesa molto nella sua attività di attrice?
«Sono scelte fatte dagli agenti e dalla pubblicità. Oggi il mercato funziona in questo modo e bisogna seguire il gioco finché il vento tira».
La accusano di essere una donna molto maschile e veniale. Lei che cosa ne pensa?
«Che cosa vuole che risponda: È vero. Amo il danaro e tanto, la fama, il successo, il lusso. Perché no? Lei pensa forse che Sophia Loren o Grace Kelly o Jeanne Moreau amassero vivere come le donne di povera famiglia che interpretavano sullo schermo? Se non altro, oggi, si è più liberi e smascherati. Si è vero. Io sono fatta così».

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