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«La tecnologia informatica ha vivificato l'amore per la parola scritta.

Il rischio è un'eccessiva semplificazione. Il blog è molto 'democratico', diciamo così; ma il contenuto, cioè la qualità del testo, può soffrirne. Comunque la selezione avviene: la fanno i lettori. Un brutto blog non lo legge nessuno (e non si scappa: il numero dei contatti viene registrato dai computer)». Parla Francesca Mazzucato, la prima scrittrice italiana che abbia aperto un blog. Oltre che ai fedeli della rete, è nota come traduttrice e come autrice («Hotline», Einaudi; «Relazioni scandalosamente pure», Marsilio; «Webcam», Marsilio e «Diario di una blogger», Marsilio, appena uscito).
Perché il blog, componimento potenzialmente letterario, è diventato così di moda? «Perchè permette di avere con il lettore uno scambio di idee in tempo reale. Ci sono blog di tipo intimista o giornalistico-informativo. Ma il blog è efficace per molti tipi di messaggio. Fra cui quello politico. Penso che le idee politiche di chi lo cura vengano fuori per forza, anche se si parla d'altro».
Anche i politici risultano più credibili, quando scrivono blog? «La credibilità per loro non è facile. E poi il blog può essere un'arma a doppio taglio: rende possibili i contatti ma anche le contestazioni». Per questo i politici italiani ancora non si affidano al blog? «Per questo. Ma anche perché non hanno ancora grande conoscenza informatica. E il blog non si può affidarlo al proprio staff. Deve somigliare a chi lo sottoscrive».
L. D. A.

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