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ALEX Britti si è riappropriato nei concerti estivi della sua vera natura di bluesman.

I suoi fan lo seguono, lo applaudono, si esaltano, si lasciano trasportare in un incantesimo di note. E per affrontare questa operazione il cantautore romano si affida alla semplicità delle sue chitarre (due Martin e una Dobro) e all'intensità di una voce trasformata in una rinnovata gioia di esporsi e a un piede che ha avuto la capacità di creare una vera e propria jam session. La chiave del successo di Britti è tutta qui.
«Kitarra, voce e piede» è in realtà il concerto che non ti aspetti o che al massimo potevi immaginare solo in parte. È sempre sul bordo dello sgabello, quasi non volesse adagiarsi sulla musica. Britti si concede al pubblico, per circa due ore, con alcuni tra i suoi più grandi successi tratti dagli album «It pop», «La Vasca» e «3». Le sei corde accennano subito «Gelido» il brano di apertura eseguito con un sound nuovo e originale. L'atmosfera è informale, il pubblico riconosce sin dalle prime note il repertorio di Alex: «Lo zingaro Felice», «7000 caffè», «Oggi sono io», una sussurata «1 su un 1.000.000». Nelle sue esecuzioni a tratti sono visibili i riferimenti ad alcuni grandi della musica come Santana, Jimi Hendrix e James Brown.
Il cantautore ricerca la complicità del pubblico con la sua voglia di raccontarsi, tra un singolo e l'altro. Senza perdere mai una continuità tematica, descrive le emozioni della sua carriera. «La Vasca», «Solo una volta» e il momento più emozionante della serata che riserva altri sprazzi poetici con «Se il feeling non c'è» e «Tre chitarre». «Stare da soli sul palco non è facile, ma questa era una scommessa nella mia città» dice Britti, ma lui non era solo, ad accompagnarlo c'era il calore del suo pubblico.
Ca.Gua.

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