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Roma celebra il ritorno della lirica a Caracalla. Grande prova della Ganassi

Un tutto esaurito quasi a sorpresa e flash a grappoli sui molti personaggi della politica, cultura e spettacolo presenti.
Certo, si potrebbe forse dissentire sulla scelta della Carmen di Bizet per uno storico ritorno come questo, ma non c'è dubbio che l'opera sia tra le più popolari e gradite al grande pubblico.
Eppoi Carmen è opera di tinte, atmosfere, di malie ed incantesimi, di colore locale, un'opera di masse ma anche di ambienti, di psicologie contrapposte, di patologie amorose. Insomma tutto quanto richiede ricchezza di spazi e di mezzi, ovvero proprio l'opposto di quanto consentito a Caracalla alla rappresentazione.
Difatti l'allestimento era costituito da una scena praticamente fissa, con un praticabile regolabile tra due specie di torri-pilastro (una specie di grande H) e due erte file di gradoni ai due lati, una barriera insormontabile per tutti . A complicare la vita allo spettatore in questo allestimento così poco incisivo, registicamente a firma di Francesco Esposito, c'erano poi tre pannelli mobili che ospitavano immagini spesso in movimento ma per lo più indecifrabili, salvo fiori rossi, una spada da torero e un videoclip di corrida vera e propria.
Certo, si trattava di una Carmen di emergenza con uno spazio scenico inadeguato e come al solito si è dovuto fare di necessità virtù. Ma non senza perdere per strada la parte mediterranea dell'opera, la sua solarità. Non basta infatti una fontana spuntata a sorpresa da un asse del palco eretto a rampa di lancio per rendere conto dell'afa caliente che accende i sensi, appanna la mente ed eccita le fantasie. Gli artisti di canto hanno tuttavia ben meritato. Sonia Ganassi era una Carmen forse deliberatamente meno sensuale del solito, ma perentoria, inappellabile, fortemente segnata.
Cresce nel ruolo sino all'epilogo Mario Malagnini, chiamato all'ultimo momento a rimpiazzare un Cupido indisposto, nei panni di un Don Josè che va trovando lucidità con il crescere della passione amorosa e della follia. Una felice sopresa.
Eccellente anche l'Escamillo di Ildebrando D'Arcangelo che solo nel finale assume i tratti propriamente pittoreschi del matador. Appassionata e convincente la Micaela della brava Elisabeth Norberg Schulz. Applausi finali generosi.

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