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di MARIDA CATERINI SI ANNOVERA nella schiera dei giovani registi trentenni di cui fanno ...

Edoardo Ponti, figlio trentenne di Sophia Loren (nella foto madre e figlio) che ha diretto la madre nel suo primo lungometraggio d'autore «Between strangers», (Cuori estranei, in italiano), annuncia la realizzazione di una prossima pellicola. Si tratta di una commedia coprodotta da Italia e Stati Uniti e questa volta non ci sarà la famosa genitrice. Ponti è a Roma, dove, ieri sera, ha presentato «Cuori estranei» all'interno del festival «L'isola del cinema», sull'isola Tiberina, alla presenza del Ministro Tremaglia. La pellicola arriverà nelle sale cinematografiche statunitensi il prossimo ottobre.
Intanto il giovane regista racconta, in un italiano rivelatosi non essere la lingua madre, i suoi rapporti con il cinema made in Italy e l'influenza che i due famosi genitori hanno avuto sulla sua formazione professionale.
Cosa ha scoperto, sul set, di Sophia Loren che non conosceva nella vita?
«Ho conosciuto l'artista che, incurante della propria notorietà, ha perennemente voglia di migliorarsi, di rischiare e considera ogni esordio come la prima volta dinanzi alla macchina da presa. Ho ammirato di mia madre il coraggio, la volontà e soprattutto la curiosità di sperimentare sempre personaggi e progetti nuovi».
La sua opinione su sua madre, svelandoci pregi e difetti?
«Mia madre è una persona onesta e sincera. Pur lasciando sempre liberi i suoi figli di seguire le proprie inclinazioni, ha saputo coniugare l'affetto alla necessaria fermezza caratteriale. Una donna nella quale non sono mai riuscito a riscontrare difetti».
Lei conosce bene la cinematografia italiana. In cosa crede che si differenzi da quella statunitense?
«Constato con soddisfazione il recente superamento di uno stereotipo tutto italiano in base al quale la bellezza e la procacità fisica rappresentavano i requisiti fondamentali per intraprendere la carriera di attore. Le giovani generazioni di registi, delle quali mi considero un rappresentante, hanno esaltato la professionalità degli interpreti, divenuti il cuore pulsante della narrazione cinematografica. In un tale contesto la mia ammirazione va a registi come Paolo Virzì per l'Italia ed Ozpetek a livello internazionale. L'intensità recitativa, l'onestà artistica di Laura Morante e di Stefano Accorsi, hanno suscitato in me un tale sentimento di stima che spero, un giorno, di poter lavorare assieme a loro».
Sei anni fa lei è stato assistente di Antonioni. Quanto ha influito, sulla sua formazione, la generazione dei vecchi registi, tra i quali c'è anche suo padre?
«Antonioni, un vero modello per me, mi ha trasmesso la sua inesauribile curiosità per la vita, mentre a mio padre riconosco l'insegnamento fondamentale che il cinema deve ispirarsi soprattutto alla universalità dei temi umani».

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