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di FRANCO CARDINI NELLA collana «Viaggi a Roma», edita dalla Patron di Bologna per conto ...

Il Giubileo del 2000 ha avuto, fra gli altri, questo non effimero merito: l'aver risvegliato gli studi su Roma e sui viaggiatori che l'hanno conosciuta.
Quali sono stati i reali rapporti tra Europa cristiana e Islam nel corso dei secoli? Qual era la conoscenza reciproca tra i due mondi? Era davvero così continuo e generalizzato lo stato di guerra? E che cosa passava, in termini di relazioni - economiche, culturali, umane - attraverso il sipario della guerra?
Gli studiosi e in genere le persone colte conoscono, almeno in termini generali, la risposta corretta. Anzitutto si debbono distinguere, nelle relazioni tra «Occidente» cristiano e Islam, almeno cinque periodi: quello dell'espansione islamica tra VII-VIII e X secolo, quello della controespansione europea tra XI e XIV, quello dei complessi rapporti fra Europei, turchi e barbareschi fra Quattro e Ottocento, quello dell'espansione coloniale otto-novecentesca e quello dell'estate presente dominata dai due grandi problemi della questione israelo-palestinese e del petrolio. E poi si deve considerare che le frequenti guerre islamo-cristiane non sono mai state guerre «totali», e in genere convivevano con il commercio, le relazioni diplomatiche, gli scambi culturali.
E i viaggi. Siamo abituati a pensare ai viaggiatori europei, da Marco Polo (e ancora da prima) in poi. Ma c'erano anche quelli musulmani, che anzi li hanno preceduti.
Questo è l'argomento d'un piccolo, divertente, dotto libro curato da Adalgisa De Simone e da Giuseppe Mandalà, «L'immagine araba di Roma. I geografi del medioevo» (secoli IX-XV)».
Roma appartiene alle leggende nate nel mondo arabo fino dal tempo nel quale la penisola arabica era attraversata dalle carovane della «Via dell'Incenso», che portavano le spezie pregiate dall'Oceano indiano al Mediterraneo. I cammellieri arabi sognavano la capitale dell'impero della quale conoscevano, del resto, dei pallidi riflessi nelle pur splendide città carovaniere dell'Arabia settentrionale come Palmyra, Petra, Baalbek, Gerash. Le leggende relative a Roma si fusero poi con quelle che riguardavano uno degli eroi antichi più ammirati tra arabi e persiani, Alessandro Magno; e si confusero con quel che a partire dal IV secolo si cominciò a sapere della «Nuova Roma», Costantinopoli. Vi sono hadith, «detti» del Profeta, che assicurano che l'Islam conquisterà Costantinopoli e Roma: che vuol dire il mondo.
Con l'espandersi dell'Islam e il suo radicarsi in varie culture precedenti - dalla bizantina alla persiana - queste leggende si tradussero in motivi d'interesse e di studio.
Prosperarono i geografi e, assieme a loro, i viaggiatori.
Le più antiche testimonianze di ciò riguardano il funzionario persiano Ibn Khurradadhbih, vissuto nel IX o nel IX-X secolo, collaboratore del suo califfo e grande viaggiatore e organizzatore di stazioni di posta. Le testimonianze continuano in seguito, non solo d'origine musulmana ma anche cristiana ed ebraica, o quanto meno con apporti desunti da quelle due culture: e si arriva così ad autori a noi un po' più noti, quali Idrisi. Abbiamo testi persiani, siriani, maghrebini, arabo-ispanici: e c'imbattiamo così in alcuni testi che senza dubbio servirono anche come fonte, diretta o indiretta, per le leggende raccolte nei nostri Mirabilia Urbis: o che derivano da una medesima origine leggendaria e testuale, tramandata attraverso tradizioni distinte. È molto interessante notare fra l'altro come un'immagine grafica molto diffusa nel nostro medioevo e nelle sue cattedrali, il labirinto, trovi precisi riscontri nell'immaginaria Forma Urbis o nella presentazione più o meno elaborata di edifici romani o costantinopolitani secondo le immagini che ci sono state tra

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