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Irene Papas e la recitazione verità dell'anima

Irene Papas, la greca di Corinto, massima artista di teatro classico vivente e "patrimonio dell'umanità" essa stessa, come ha detto il Rettore dell'Università di Tor Vergata Alessandro Finazzi Agrò, presenta oggi la realizzazione del Consorzio Internazionale delle Scuole di Arte Scenica di Atene, Roma, Sagunto, che essa dirige. Inaugurato a Sagunto nel 2002 con la tragedia di Euripide «Le Troiane», esso presenterà - unendosi all'«Ecuba» della Scuola di Roma, nel Campus Universitario di Tor Vergata l'11 settembre - «Ecuba e le Troiane» insieme. Interprete e regista Irene Papas.
Il progetto, cui i governi italiano, greco e spagnolo hanno destinato più di 100 milioni di euro, unisce il Mediterraneo tutto, signora Papas?
«A me sembra naturale, perché la tragedia greca parla a tutti. Questi testi non sono antichi, polverosi: il dramma delle donne troiane vinte ed esuli è odierno, occorre comunicarlo, la recitazione è questo».
Cosa è la recitazione?
«È far partecipi gli altri di cose che li riguardano e i grandi testi ci riguardano sempre. Il pubblico lo capisce infallibilmente. La recitazione non è artifizio, è trasmissione di passioni che non si devono descrivere, si devono vivere».
Da dove è nata la sua concezione del teatro?
«I miei genitori, le mie zie erano maestri e insegnavano le tragedie greche con grande semplicità: poi ho visto le donne del mio paese piangere lacrime vere ai matrimoni e funerali. La recitazione deve essere questo, verità dell'anima».
Le tre nuove Scuole di Arte Scenica inaugurano un diverso metodo didattico?
«Sono dei laboratori, gli studenti imparano vivendo la scenografia, la musica, i tanti lavori manuali che il teatro richiede. Si impara costruendo direttamente i grandi spettacoli».
La scelta delle tre tragedie di Euripide - l'"Agamennone" si darà ad Atene nel 2004, insieme con le Olimpiadi - come è nata?
«Non da un piano prestabilito: le ex Acciaierie di Sagunto, sede della scuola spagnola, mi sono sembrate il luogo dove le Troiane si erano raccolte prima di salpare per terre sconosciute: le altre tragedie sono momenti conseguenti. E le lingue in cui le reciteremo, sono le lingue che le esuli dovettero affrontare».
L'italiano e lo spagnolo cosa tolgono all'originale greco?
«Se la traduzione non si risolve in un vezzo letterario, ma ha il coraggio di esprimere solo la realtà del testo - come ha fatto Salvatore Quasimodo, volgendo in italiano "Le Troiane" come se le avesse scolpite - nulla si toglie all'originale».

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