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Margot fa la fiction ma sogna il teatro d'autore

«I grandi mi consentirebbero interpretazioni più serie. Cinema solo con Almodovar o Ozpetek»

E la sua love story con il dottor Zanin, interpretato da Pietro Sermonti, proseguirà tra alterne vicende ed una serie di burrascosi colpi di scena che ne metteranno seriamente in dubbio il futuro. Ma lei, Margot Sykabony, mentre presta il volto ad una delle più amate protagoniste della sit-com di Raiuno, sogna di recitare Camus e Sartre, proiettandosi verso mete professionali più impegnative, dopo essere stata gratificata dall'assegnazione del recente Premio Flaiano come giovane interprete emergente della Tv di casa nostra.
A soli vent'anni lei Margot Sykabony ha già una grande popolarità televisiva. Non le basta?
«Intanto considero il premio Flaiano, che ho ritirato assieme a Sergio Castellitto e del quale mi sento onorata, un incoraggiamento per il mio futuro, un incentivo verso mete più prestigiose. Io, che ho iniziato la mia carriera a 14 anni, sono animata da un costante desiderio di apprendimento e di miglioramento che mi ha condotto a Parigi, ancora adolescente, a studiare recitazione prima di affrontare l'impegno di "Un medico in famiglia". Oggi so con certezza che il mio obbiettivo è diventare un'attrice credibile ed impegnata».
Impegnata al punto da volersi cimentare con il teatro di Camus e Sartre?
«Esattamente. Avverto un'irrefrenabile attrazione per il teatro classico che consente ad un interprete di penetrare in atmosfere più serie ed impegnate. Io voglio lottare contro un vecchio pregiudizio del mondo dello spettacolo italiano nel quale vige una regola non scritta ma dura ad essere scardinata: si tende ad offrire ad un'attrice solo quei ruoli tramite i quali si è fatta conoscere ed apprezzare».
Anche nel settore della cinematografia d'autore?
«Non nascondo che anch'io miro al grande schermo, magari in un ruolo modesto, purché artisticamente espressivo. Ho solo vent'anni ma il mio sogno nel cassetto è riuscire ad essere diretta da grandi registi come Almodovar ed Ozpetek. Tra le grandi firme italiane stimo Salvatores e ritengo Maria Sole Tognazzi una regista di grandi prospettive professionali».
Intanto a novembre esordirà sul palcoscenico teatrale con «Aggiungi un posto a tavola», nel ruolo che doveva essere di Martina Stella. Emozionata?
«Dedicherò tutta l'estate a studiare la parte della signora Clementina in cui mi calerò. Interpretando un musical, per la prima volta dovrò cantare, e sarà un esordio non meno impegnativo. Mi emoziona ritrovare Giulio Scarpati, il protagonista maschile dello spettacolo, mio padre in "Un medico in famiglia" e lavorare con attori del calibro di Enzo Garinei, che interpreta il sindaco, Chiara Noschese, Max Giusti. A dicembre arriveremo a Roma, al teatro Sistina per un mese».
«Un medico in famiglia» conteneva scene d'amore che la riguardavano, più spinte rispetto alle precedenti. Come le ha affrontate?
«Con notevole imbarazzo, perché sono molto timida. Fortunatamente si è instaurato subito un rapporto di grande stima con Pietro Sermonti che mi ha aiutato notevolmente e mi aiuterà anche nella quarta parte, quando il nostro rapporto subirà degli scossoni imprevedibili».
Dopo aver girato tante scene d'amore, crede ancora nel principe azzurro?
«Ci credo tanto da essere disposta a rinunciare anche subito alla carriera per rifugiarmi in una fattoria in mezzo al verde dove vivere con un meraviglioso marito ed un nugolo di figli».

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