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LA BOTTEGA DEL BARBIERE, di Tim Story, con Ice Cube, Cedric the Entertainer, Eve, Sean Patrick Thomas, Stati Uniti, 2002.

La gestisce Calvin un trentenne di colore, che l'ha ereditata dal padre, deciso però a disfarsi perché aspira a diventare cantante. Alla fine, però, vincendo i ricatti di uno strozzino al quale l'aveva venduta, tornerà sui suoi passi. Convinto che il microcosmo di cui la bottega, attraverso gli anni, era diventata il fulcro, meritava di non esserne privato; i soldi non sono tutto.
Ha dato vita a questo microcosmo un esordiente afro-americano, Tim Story, con l'intenzione nemmeno molto nascosta di seguire le orme del cinema di Spike Lee sui neri. Dramma e commedia, perciò, con una certa attenzione per i caratteri dei tanti personaggi che, in cifre soprattutto corali, si avvicendano nella bottega: sia i molti barbieri al lavoro con Calvin, sia i vari clienti che, ciascuno con le sue abitudini e i suoi problemi, occupano a turno quelle poltrone; discutendo, polemizzando, discettando quasi tutto, dalla politica americana all'integrazione razziale, da Martin Luther King all'eroina di colore che, per prima, aveva osato mettersi a sedere su un autobus...
Da una parte, così, un'osservazione quasi antropologica, con un realismo che non tace i difetti di nessuno, dall'altra una storia in mezzo che, puntando al lieto fine, sfiora decisamente il patetismo.
Il film, comunque, negli Stati Uniti ha avuto successo, ma soprattutto perché, nei panni di Calvin, c'è il noto rapper Ice Cube, già visto varie volte al cinema, e perché la musica nera di Terence Blanchard, reduce da quasi tutti i film di Spike Lee, risveglia ricordi e interessi. Qui da noi, però, forse non basterà.
G. L. R.

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