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«Quasi quasi mi sposo e faccio un figlio»

Pieraccioni presenta il nuovo film e svela: single è patetico

Negli occhi di troppi giovani "briatorizzati" ho il sospetto che verso sera scenda la tristezza. Vorrei sposarmi ed avere soprattutto un figlio, mi piacerebbe veramente un piccolo Pieraccioncino! Magari con la consapevolezza che una coppia non dura in eterno. Bisogna provarci, però, una volta nella vita. L'11 settembre dei matrimoni è stata la separazione di Romina ed Albano, per tre notti non ho dormito». E poi ancora. «Una mia amica dice sempre che un single non è altro che un qualcuno che aspetta un altro qualcuno».
È come al solito un fiume in piena Leonardo Pieraccioni. Racconta il suo nuovo film scritto con Giovanni Veronesi e prodotto da Levante e Medusa «Il paradiso all'improvviso», e si racconta, ad un paio di settimane dalla fine della lavorazione della sua ultima fatica. Le riprese infatti sono iniziate a maggio ad Ischia, in una stupenda villa da 50 mila euro al mese, per poi proseguire a Firenze ed a Roma dove hanno recentemente girato gli interni al Castello Odescalchi di Bracciano, Cinecittà, Capannelle ed in alcuni appartamenti del centro storico. Lo fa con la consueta leggerezza e con divertimento. Dice che è cambiato, più maturo e questa volta vuole proporre una storia diversa. Oddio, sempre «comico-sentimentale» come la definisce lui, ma partendo da presupposti diversi rispetto al passato.
Da quel poco che svela (perchè il grande lancio è previsto per Natale quando sarà sui grandi schermi di tutta Italia e quando uscirà nelle librerie anche il suo terzo libro dal titolo «A un passo dal cuore»), la sua parte sarà quella di un ricco single, titolare di una ditta che fornisce macchinari per creare artificialmente la pioggia, grandine e neve, apparentemente soddisfatto della sua posizione, che spesso, rivolto all'universo femminile, ripete: «Io ho capito come si fa a vivere bene, a me non mi fregate...». Tant'è che poi si sposa, e mentre è davanti all'altare spera nella sua caritatevole benevolenza nel non chiedere, in caso di divorzio, un esorbitante assegno di mantenimento.
Con grandi sghignazzamenti dei suoi amici (due ricchi nobilastri patiti del gioco e delle scommesse, intepretati da Alessandro Haber e Rocco Papaleo), già separati più volte ed alle prese da tempo con vari assegni mensili da staccare. Insomma, se questi sono i presupposti, Pieraccioni non deluderà il suo pubblico. Tra gli autori delle musiche c'è anche Antonello Venditti che ha scritto una canzone tutta per lui. E le stelle sul set, questa volta, sono due. La bellissima Angie Cepeda, lanciata in Italia con il piccolo film peruviano «Pantaleon e le visitatrici», al suo primo ruolo italiano. C'è poi Anna Maria Barbera, alias Sconsolata, anzi Sconsy, rivelazione del programma di cabaret «Zelig». Qui nella parte di Nina l'assistente di Pieraccioni, irrimediabilmente attratta dagli indiani e «che si veste come Madonna in Like a Prayer».
Pieraccioni, e la televisione? «Ho detto no a Rai e Mediset perchè non voglio diventare vittima dello share. Claudio Amendola, dopo l'esperienza televisiva di "Amore mio... diciamo così", l'ho trovato invecchiato di venti anni. Non si può essere colpevolizzati per due punti in meno di gradimento o osannati per due punti in più. È assurdo». Il suo amico Francesco Nuti l'ha più sentito? «Mi rattrista la sua storia umana, anche se ritengo che si possa stare anche sei anni senza fare film. L'ho consigliato di affidarsi a qualcun altro, in fondo è un bravissimo attore».

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