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Una sceneggiatrice investe un ragazzo. Amore tra oscuri omicidiÈ l'epoca in cui a Parigi il mito di Sartre comincia a tramontare e all'Esistenzialismo subentra un'ansietà che prelude al Maggio

«La guardia del cuore», il noir scritto dalla Sagan negli anni Sessanta pubblicato da Sellerio Candori e tristezze prima del '68

I mutamenti della vita, della società, delle speranze deluse, dei moduli di costume ormai del tutto diversi, imponevano anche un tipo di creatività da una parte più complessa, ma anche più scanzonata e regolata da ritmi remoti nei confronti del «beat» frenetico che aveva accompagnato i primi anni di liberazione dei cannoni, dai mitra, dai bombardamenti. La Sagan, che fino a quel momento, non si era ancora cimentata con il «noir» di categorica marca francese, affronta il genere in questo romanzo apparso a Parigi presso l'editore Laffont nel 1968 e ora pubblicato in Italia da Sellerio, con una nota molto attenta di Daria Galateria, che ripercorre un po' tutte le tappe di questa singolare figura della Parigi anni Cinquanta che già sta cercando di liberarsi dall'ipoteca sartriana nei confronti umani. Del resto, sono gli anni, i Sessanta di questo romanzo La guardia del cuore, in cui i «lividi del cuore» appunto tardano a consumarsi, ma sono lividi, appartengono ad «urti» precedenti, e ciò basta per rendere la quarantacinquenne protagonista abbastanza simile a Bette Davis nel sorriso, mentre l'uomo che le fa da partner è qualcosa di meglio di James Dean, minor carisma e più classe, forse.
Anche per questa singolare somiglianza, Paul si sente in dovere di correre spedito sulla sua Jaguar, lungo il litorale tra Hollywood e Santa Monica. Aveva adottato persino l'atteggiamento del viso, con le debite contrazioni, di chi corre al volante, sicuro dominatore del mostro metallico, con i guanti forati alle falangi, e via dicendo. Ma è lei Dorothy Seymour, quarantacinque anni compiuti e ben condotti, a far da protagonista; come altri personaggi della Sagan, assoggettata a plasma Paul a sua immagine. È una piacente sceneggiatrice, ha già fatto l'attrice per qualche anno, guadagnandosi l'appellativo di «vergogna di Hollywood», dove il puritanesimo è una gran bella maschera che nasconde tutto. Paul Brett dovrebbe essere il sogno realizzato, ma già su quella strada, a più di cento all'ora, per la diva c'è di che sbadigliare prima del tempo. Lui è un produttore cinematografico e insiste da molto per sposarla. Poi l'incidente che segna il resto della vita di entrambi: una sagoma piove improvvisa nel buio, il colpo è tremendo, il giovane al volante bellissimo ovviamente, ma drogato, è colpito duramente. Dorothy si preoccupa di accoglierlo in casa, di curarlo, non sa ancora che il ragazzo diventerà la sua «guardia del cuore», accompagnata da una folgorante carriera di attore, ma al contempo punteggiata da ambiguità e soprattutto da una serie di omicidi che sfilano nell'aria come una drammatica sequenza epidemica.
Non fosse stata la Sagan a raccontare questa storia, che so una Daphne Du Maurier, beh, sarebbe stata un'altra cosa, ma la scrittrice del post/esistenzialismo è torbida e inquieta, e sorprendentemente, dopo la ricompositiva affettività dei primi romanzi, qui, a ridosso del sessantottismo, la miscela si complica, in un cocktail di candore e perversione, di torbida amarezza che del resto rivela molto avvedutamente quanto covava sotto la cenere della rivolta giovanile di quegli anni che avrebbe dato lo scossone che sappiamo alla patriarcalità della vita. C'è un'ansia di vita che ha ormai preso le distanze da quella fretta traumatica che caratterizzava le notti francesi del primo dopoguerra: ora la vita è in sala d'attesa, sospesa ad un filo per quello che si sente nell'aria e che proprio nel 1968, l'anno di pubblicazione di questo romanzo, esploderà con insolito fragore. Scherzosame

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