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«Julliard Orchestra», la rivelazione

Nel concerto inaugurale il complesso newyorkese diretto da Frizza

E il più sorpreso, e commosso, è stato lui, alla vigilia dei 92 anni che compirà il 7 luglio. Il concerto, in un teatro addobbato dagli stessi maestri fiorai del Festival di Sanremo, ha visto, tra l'altro, il debutto della Òrchestra americana della «Julliard School» (quella che ispirò «Saranno famosi»), per la prima volta complesso principale del festival, attesa per 15 giorni da un serie di prove e lavoro senza sosta, a cominciare dal «Lohengrin» ieri sera.
Con Riccardo Frizza alla sua guida, ha comunque dimostrato doti di qualità, nitore e compattezza di suono con vivacità di colore, ed è stata molto apprezzate e applaudita, anche per gli altri pezzi in programma, di Richard Strauss, Samuel Barber (compagno di studi e amico americano di Menotti, morto nel 1981), Maurice Ravel. «Amelia al ballo», presentata nel 1937, mostrò quali sarebbero stati i caratteri di tutta l'arte di Menotti sino a oggi, connotata da un'inventiva melodica di immediata comunicabilità e di sapiente scrittura, ecletticamente improntata a moduli sinfonici e operistici del tardo Ottocento, cui si aggiungono reali e personali reinvenzioni pucciniane.
La godibilità dell'arte è per Menotti un dato irrinunciabile e i suoi scontri con i direttori di sezione al Festival hanno spesso avuto al centro questo dato. Passa così per un tradizionalista poco aperto alla ricerca contemporanea, ma lui replica ricordando di aver portato al Festival la danza di Martha Graham, la poesia di Allen Ginsberg, il teatro di Grotowski e Bob Wilson, senza dimenticare, tra l'altro, «Orlando furioso» di Ronconi.
Pao. Pet.

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