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Con gli israeliani tanto nudo ma poco arrosto

IL BALLETTO DI IDO TADMOR

La compagnia di Tadmor ha solo otto anni di vita e pur essendo costituita di danzatori di un certo valore tecnico, non dimostra ancora una sufficiente varietà di stile interpretativo.
La compagnia israeliana ha presentato qualche assaggio del suo particolare repertorio, in un genere sperimentale che ha solo pochi felici momenti di presa spettacolare soprattutto nei passi a due o a tre, dove può fare affidamento su qualche singolo talentato elemento. Interminabile ad esempio appariva Mactub, un balletto su silenzi e musiche alla Arvo Paart, in cui i danzatori evocano un mondo a metà tra quello tribale primitivo e quello del butoh giapponese. Col corpo imbiaccato e con costumi adamitici i bravi danzatori si muovono con una gestualità animalesca alla ricerca di una improbabile convivenza civile.
Più arrangiata la seconda parte che fondeva insieme due scene coreografiche. Inizialmente Neta (1999) offriva il destro per un dialogo a due sul rapporto materno, una pièce coreografica dedicata alla madre di Ido che si chiama appunto Neta. Ma l'impressione è quella di un incompiuto, perché dopo l'incontro tra il neonato figlio in costume (il minimo indispensabile) e la madre in lunga tunica bianca, il ragazzone continua a scalciare secondo i dogmi di certa danza contemporanea americana ma senza intime motivazioni. Infine, Cell (1995), quasi un passo a due tra un uomo libero ed uno rinchiuso in una gabbia, ma senza assurgere ad un manifesto di umanità o di asserzione di una giustizia più giusta. Una danza che solo a tratti si lascia semmai episodicamente apprezzare per contenuti propriamente formali e coreografici, ma che appare scollata dalla realtà israeliana e comunque troppo debitrice a modelli sia europei che d'oltre oceano. Insomma sono finiti i tempi in cui a Spoleto si poteva cogliere il nascere di grandi personalità creative: oggi l'attenzione verso il nuovo è molto tenue e si preferisce contare sul sicuro (come la prossima performance dell'americana Twyla Tharp (10 luglio) o sui soliti Galà dei soliti grandi ballerini internazionali (Galà del 4 luglio).

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