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Baglioni fa il pieno di fans all'università e promette: «Ospiterò Fiorello a Catania»

La sala era troppo piccola per ospitare tutti quelli che avrebbero voluto ascoltarlo. C'è chi è rimasto fuori e si è dovuto accontentare di seguire l'evento sul grande schermo nel cortile a cielo aperto. I giovani sono accorsi da tutta Roma, di sabato sera, non per sentirlo cantare bensì per parlare, sul tema "il suono delle parole", con quel timbro di voce caldo e profondo. Inconfondibile. Elegante nel su completo scuro, ma disinvolto con la camicia bianca sbottonata, ha risposto per due ore ai professori e al giornalista e critico Ernesto Assante, seduti al suo fianco e ai ragazzi suoi affezionatissimi fans.
L'università, che già cinque anni fa ha organizzato il primo appuntamento con il cantautore vorrebbe affidargli un corso sulla musica, forse proprio per il fascino che esercita e il carisma indispensabile per mantenere alta l'attenzione. Lui invece afferma di sentirsi come «Marylin Monroe quando andava a trovare le truppe:non capiva niente di guerra ma erano tutti contenti». Alla prima domanda a bruciapelo «cos'è una canzone?» ha risposto: «è la migliore delle serenate, perché è sempre rivolta a qualcun altro. Alcune resistono al tempo come gli odori. In un istante ti portano in un altro luogo e in un altro tempo».
Sono stati poi affrontati quelli che dovevano essere gli argomenti principali, ovvero il rapporto conflittuale tra l'autenticità del disco e quella di un concerto dal vivo e lo studio degli oggetti musicali attraverso il testo e il suono. Ma l'aspetto tecnico e teorico sono stati appena sorvolati. Baglioni ha parlato di sé.
Dei suoi primi successi in Polonia, delle difficoltà incontrate negli anni 70 in Italia, delle sue evoluzioni e del suo continuo seperimentare. «Un cantautore deve provare a tirarsi via dal suo stesso contorno, cambiare abitlo musicale, entrando anche in campi sconosciuti». Secondo lui è concesso tutto, persino corrompere l'autenticità: è il risultato emozionale che conta. Riflessioni sulla musica contemporanea, che «ha ancora molte possibilità di essere rinnovata purché si vinca la paura», sulla televisione, «una grande lavatrice dove se si sbaglia candeggio sei finito», sul potere evocativo della musica «che arriva al cuore solo se scritta col cuore» e sull'arte, che è sofferenza perché consiste nell'estirpare qualcosa che ti è dentro. Baglioni ha parlato di tutto con semplicità e un'autoironia brillante. Colui che scherzando si è detto un pesce fuor d'acqua in quell'aula universitaria, ha dato una lezione esemplare: oltre ad essere un cantautore è prima di tutto un abile comunicatore.
Ancora ignoto l'ospite della prossima tappa, a Roma opodomani all'Olimpico. Dopo la capitale Baglioni si esibirà il 5 a Napoli, l'8 a Bari, il 12 a Catania. Ospite dell'ultima tappa dovrebbe essere Fiorello che, nato come Baglioni il 16 maggio, ricambierebbe la visita del cantautore a «Viva Radio 2» in occasione del loro compleanno.

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