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Un Colosseo gremito di atleti

Qui dopo il successo della mostra «Sangue e Arena» - che nel 2002 aveva registrato quasi un milione e mezzo di visitatori (e che per l'occasione aveva inaugurato gli spazi espositivi del Colosseo)- l'estate porta le immagini dello sport più simboliche, quello che da due millenni animano l'immaginario collettivo.
La Regina (è lui il curatore) ha ideato un'esposizione sull'agonismo sportivo nell'antichità classica. Lieve ed essenziale l'allestimento, con colori brillanti per le sezioni dedicate all'agonismo, in cui si richiamerà il climaludico e festoso della preparazione dell'atleta-cittadino nelle polis greche. E diventerà più cupo e coivolgente per descrivere le discipline sportive, con esposizione di attrezzi di gioco e corredi atletici provenienti dalle tombe di Lanuvio e Vulci.
In mostra troverai i rami d'ulivo, le foglie d'alloro, le fronde di palma simboli della gloria greca e poi dell'immortalità ellenica, diventati poi segni del premio dato ai vincitori nella memoria della civiltà europea. E capirai il senso della Vittoria che ha caratterizzato i Giochi Olimpici nel corso della lunga storia dall'antica Grecia ad oggi: in un percorso studiato come un viaggio in immagini e versi ti accoglierà la splendida Nike di Napoli e poi, in un tragitto in cui le raffigurazioni dei vasi attici provenienti da Taranto, Napoli e Louvre, vivrai la solenne atmosfera dei giochi ellenici e panellenici e lo spirito della gara che vuol dire sì partecipare ma soprattutto vincere.
Incontrerai così i Corridori provenienti da Ercolano (ed è la prima volta che vengono esposti fuori dal Museo di Napoli); il Pugile delle Terme, uno dei bronzi più famosi dell'Antichità e l'opera che meglio di ogni altra individua i sacrifici del duro allenamento dell'atleta; il gruppo dei lottatori di Ostia, anche questi per la prima volta in mostra, dopo essere stati tuttavia restaurati, e quindi il famosissimo Discobolo di Mirone, il Cinisco, il Diadumeno e il Doriforo di Policleto. E tutt'intorno camminerai fra vasi, rilievi, mosaici, oggetti e attrezzi di gioco insieme ai corredi atletici completi provenienti dalle tombe di Lanuvio e di Vulci, esposti secondo un itinerario che virtualmente passa dall'interno del Ginnasio al momento agonistico ed infine alla premiazione dell'atleta.
E capirai allora la bellezza di questa mostra, perché per la prima volta potrai ammirare opere che per secoli sono state il paradigma della classicità e che ora hai l'opportunità di vedere una accanto all'altra, come vicini erano le statue dei vincitori che affollavano i santuari panellenici.
E capirai anche, soprattutto, quanto distante sia lo spirito sportivo greco di fronte a quello romano: di contro alla squisita eleganza di vinatori greci è sufficiente l'aspetto rude e brutale dei pugili romani nei mosaici nelle Terme di Caracalla e Eleniana per dimostrare, se mai ve ne fosse bisogno, come lo sport a Roma non sia mai stato una pratica nobile ma esclusivamente un'occasione di divertimento e di tifo (e così si spostò a Bisanzio che in tal modo rinnegò le sue origini greche) a volte estremi, risolvendosi nell'entusiasmo sfrenato che circondava contemporaneamente i giochi gladiatori del Colosseo o delle bighe nel circo Domiziano. Roma fu polis ellenis, non c'è dubbio, ma non nello sport. Mentre illustra lo spirito del gioco e della «Nike», la vittoria, la poesia di Pindaro: «È là ad Olimpia che si affrontano i corridori più veloci,/ là che si giudicano la forza, il valore, la resistenza alle fatiche./ E il vincitore, per il resto della sua vita, conosce la felicità e la gioia che gli vengono dai giochi./ È una gioia che si trasmette nel tempo, nei giorni:/ è la gloria, bene supremo per gli uomini».

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