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Strega, i quattro più Melania Mazzucco in testa, seguono Matteucci, Alajmo e Spirito (ex aequo) e Petrignani

È la storia di emigranti ambientata nella New York dei primi anni del secolo scorso. La insegue Franco Matteucci con 52 voti con il romanzo «Il Visionario» (Baldini e Castoldi) vicenda di azioni insospettabili del protagonista Tullio. Al terzo posto, a pari merito con 48 voti, troviamo Roberto Alajmo con «Cuore di madre» (Mondadori) e Pietro Spirito con «Speravamo di più» (Guanda), l'uno la storia del ciclista Cosimo in una Sicilia remota e quasi assente, l'altro l'avventura di un malcapitato ufficiale giapponese del nord Italia occupata dai nazisti. Infine con 44 voti la ricerca di Sandra Petrignani «La scrittrice abita qui» (Neri Pozza) suggestivo vagabondaggio nelle casi di celebri autrici del Novecento. Melania Mazzucco resta la vincitrice annunciata della serata che verrà, il 3 luglio, al Ninfeo di Villa Giulia. Gli altri quattro, scelti dai quattrocento Amici della Domenica sono da contorno in questa edizione 2003. Che ieri, per la prima volta ha registrato una novità. Ogni editore ha corso per conto suo, nessun travaso di voti, per interne rivalità, da Mondadori a Rizzoli, da questo a quello.
All'inizio, verso le sette, siamo in pochi, e ci si gode il fresco (relativo) della terrazza, ma basta il primo annuncio vuol dire che si comincia. «Cuore di madre» di Alajmo è il primo votato, il calcolo cabalistico dice che chi viene nominato per primo può mettersi l'animo in pace che non entra. Si formano capannelli, tanti piccoli salotti, e l'argomento nuovo è costituito dall'immissione dei piccoli editori che ormai gareggiano con i grandi: onore a «L'immagine», piccola casa che ha presentato Silvano Agosti, a Pequod (sissignore, proprio così) che proponeva Giuseppe Antonelli, e lo ha sostenuto con qualche preoccupazione, poiché è già fra i cinque del Campiello, al vecchio glorioso Neri Pozza che da sempre ha interpretato la politica editoriale con discrezione, senza far chiasso. Certo, talune balene bianche, Mondadori, Rizzoli, Einaudi, possono anche fare il vuoto, ma debbono lottare con il gruppo giovanile dello Strega, che privilegia naturalmente, per un Dna che non si cancella, chi vive e si muove un po' nell'ombra, ben distante dal tumulto massmediale.
Qualche muso lungo si aggira nervosamente: quello di Raffaele Crovi che con il suo romanzo, «Appennino», si è visto scavalcare da Roberto Alajmo che la Mondadori ha presentato al suo posto: si è consolato, Crovi, presentando a sua volta «Il fiume delle nebbie» di Valerio Varesi, della Frassinelli, assieme ad Angela Bianchini, da anni fervida animatrice di queste serate.
A metà strada in tre sono quasi appaiati: 30 voti a Sandra Petrignani, 29 alla Mazzucco, 27 a Franco Matteucci. Una sorte matrigna sembra voler concentrare nel giro di pochi minuti un contingente di voti che fa scattare qualche speranza in più, o avvilire qualcuno, salvo a venir investito dal nome che meno ti aspetti, ma poi quest'ultimo rientra nei ranghi e tutto finisce lì. C'è chi si scandalizza di tutto questo, e sbaglia, ogni votazione pubblica presenta questi fenomeni, e se li tiene. Più perplessità, semmai, può destare il voto inviato per posta, che viene letto pubblicamente mentre per i presenti è segreto. Qui c'è chi promette il proprio voto a più di un candidato, e non sono mancate accese discussioni a proposito. Una cosa è certa, c'è meno polemica, meno agitazione, più controllo dei nervi, il pesante intervento della logica mediatica ha finito per spostare l'asse dell'interesse dalla parola detta a quella segnata sul display, con buona pace di tutti. Ci si avvia verso la fine, gli ultimi nomi vengono scanditi con un po' di suspense che fa parte del gioco: la vanagloria delle umane posse conduce una bella lotta, all'ultimo sangue (pardon, e-mail), contro l'unica realtà effettuale della cosa, avrebbe detto il buon Machiavelli, quella dei numeri.

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